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Cavour, il cane che prendeva il bus da solo

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(Foto N. Vaglia per www.corriere.it)

Oggi il Corriere della Sera On Line pubblica la storia di Cacao, “il cane che va in bus” a Milano. Una storia in tutto e per tutto simile a quella di Cavour, bassotto inglese di Giulianova, scomparso qualche anno fa. Ve la riproponiamo rispolverando gli archivi de “Il Centro” del 2007.

Si chiama Cavour, come il più noto protagonista del Risorgimento, ma non ha sembianze umane. Appartiene alla simpatica razza dei bassotti inglesi ed è un cane un po’ avanti con gli anni. Di lune ne ha contate 14 e, a giudicare dall’andatura, inizia ad accusare il peso dell’età. Del famoso statista italiano potrebbe ricordare, con le dovute proporzioni, la straordinaria intelligenza.

Cavour, infatti, è in grado di salire e scendere dall’autobus, come raccontano diversi testimoni, per fare in tutto relax alcuni dei tratti che lo separano dal centro del Lido, dove ha la residenza il proprietario, il ristoratore Luciano Cellini, al centro sportivo di via Ippodromo, all’interno del quale lo stesso gestisce una pizzeria-ristorante molto frequentata.
La curiosa vicenda, ormai nota ai più, è la seguente: Luciano si sveglia al mattino presto e va al lavoro senza il suo Cavour, il quale se la prende comoda e lo raggiunge qualche ora più tardi salendo e scendendo dagli autobus. Un percorso visto e rivisto, come in un film, da molti dei negozianti e degli operatori turistici di viale Orsini. «Cavour a Giulianova è più famoso del sindaco», dicono alcuni avventori del locale di via Ippodromo.

Famoso ma anche benvoluto, si potrebbe aggiungere, visto che Cavour è diventato suo malgrado una mascotte da coccolare per clienti e turisti della città rivierasca. La sua notorietà è tale che a Giulianova lo conoscono, e lo riconoscono per strada, praticamente tutti.

Di questo cane-prodigio non si narra però soltanto l’aneddoto dell’autobus. «Cavour», racconta Luciano Cellini, «ha qualità straordinarie e, a volte, incredibili per un cane. Mi capisce perfettamente anche se parlo in dialetto ed è in grado di fermarsi se il semaforo è rosso».

Una volta, però, Cavour è scappato. La voglia di indipendenza si è fermata tra i bar Cactus e Mare Chiaro. Qualcuno ha chiamato al telefono Luciano, che ha preteso di parlare con il bassotto per rimproverarlo di aver abbandonato il tetto familiare. Dieci minuti dopo, narra la storia, Cavour si è presentato all’ingresso del ristorante. L’accoglienza, come potete immaginare, è stata trionfale.

Nicola Catenaro

(Da “Il Centro” del 12 agosto 2007 —   pagina 19   sezione: Cronaca)


di Nicola Catenaro

martedì 05 luglio 2011 alle 17:03

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