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L’uomo che voleva essere invisibile, il Renard inedito

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La copertina del libro di Renard edito da Galaad

Alla casa editrice abruzzese Galaad va il merito di aver tradotto e pubblicato (per la prima volta in Italia) tre deliziosi racconti del francese Maurice Renard, maestro nei primi decenni del Novecento della cosiddetta “letteratura speculativa” (oggi più conosciuta come “science fiction”). La raccolta si intitola L’uomo che voleva essere invisibile e altre storie insolite ed è stata curata da Giorgio Leonardi, che ha tradotto anche i testi.

Divertenti, sottili, ironici, delicati e al contempo forti (nel senso che le storie, effetti “speciali” e gusto del macabro a parte, hanno il potere genuino di stimolare l’immaginazione), questi racconti colpiscono, a distanza di oltre un centinaio di anni da quando sono stati scritti, per la loro freschezza e per la facilità con cui si fanno leggere.

Tre storie, tre personaggi diversi. “L’uomo che voleva essere invisibile” racconta di uno scienziato (pazzo o meno, potrete giudicare voi stessi) alla ricerca di una prodigiosa formula chimica. Poi c’è “Il signor d’Oltremorte, un fisico gentiluomo”, che come ultimo discendente di una nobile dinastia si trova a dover fronteggiare l’ostilità della popolazione locale con un finale che vi lascerà (davvero) di stucco. “La cantante”, infine, guida i lettori in una vicenda tanto terrena quanto surreale con vere ambientazioni teatrali e richiami mitologici.

Come spiega il curatore, “la narrativa di Renard, sulla scorta di padri nobili come Edgar Allan Poe, Jules Verne e Herbert George Wells (per citare solo i principali), si muove in quello spazio interstiziale tra le tenebre dell’ignoto e le luci della scienza che risulta luogo d’elezione della sua narrativa”. L’ibridazione dei generi (fantascienza, horror, avventura, poliziesco, fantastico) è dunque la peculiarità di questo (poco conosciuto per la verità) autore, che nacque nel 1875 a Châlons-sur-Marne in un’agiata famiglia borghese e che, dopo gli studi in lettere e filosofia, scelse di seguire il proprio personale sogno letterario. E ci riuscì, battendo piste spesso diverse tra loro e conquistandosi – come accade con il romanzo Le mani di Orlac, del 1920, che vanta traduzioni in tutto il mondo e quattro trasposizioni cinematografiche – l’attenzione (a volte postuma, forse proprio a causa della difficoltà di classificare la sua opera) di critica e pubblico.

Buona lettura!

Nicola Catenaro

di Nicola Catenaro

lunedì 27 dicembre 2021 alle 12:57

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Pubblicato in Cultura & Spettacoli

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