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«Il vino era il sogno di mio padre, io l’ho realizzato»

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Nicola Di Sipio brinda con il suo champagne

Nicola Di Sipio brinda con il suo champagne

«Rigeneravo ganasce usate che poi vendevo alle officine meccaniche», racconta Nicola Di Sipio nella pace della sua tenuta, un’oasi di verde poco sotto Ripa Teatina, tra Chieti e Pescara.  Da qui si vede anche il mare, una bellezza. Il futuro imprenditore parla di quando aveva 29 anni, un diploma di perito tecnico industriale in tasca e tanta determinazione. Cercava un lavoro, il “suo” lavoro. Non immaginava, Nicola, figlio di un mezzadro, dove sarebbe arrivato. E soprattutto che, a metà  del percorso, i successi imprenditoriali gli avrebbero consentito di realizzare anche i sogni del padre: acquistare la tenuta dove lavoravano insieme e farne un gioiellino capace di produrre e vendere vini di qualità anche all’estero.

Di Sipio, che anno era quello in cui iniziò a fare l’imprenditore?

«Era il 1982. Giravo col mio furgone, compravo pezzi usati, li rigeneravo, lavorando spesso di notte, e di giorno li vendevo. Così è iniziato tutto. Oggi abbiamo tre stabilimenti in Italia e uno in Inghilterra, diamo lavoro a 550 persone e stiamo aprendo in aprendo in India e in Brasile».

Il tino dove viene conservato per cinque anni il mosto con le bucce per fare il Montepulciano estremo voluto da Di Sipio

Il tino dove viene conservato per cinque anni il mosto con le bucce per fare il Montepulciano estremo voluto da Di Sipio

Suo padre era un mezzadro, lavorava la terra per conto di altri e sognava di averla per sé. Lei lo ha accontentato?

«Diciamo di sì. Mio padre aveva il sogno di acquistare una tenuta e io ho realizzato questo sogno. Nel 2001 ho acquistato i 60 ettari dell’azienda di Ripa Teatina dove Giuseppe, che oggi ha 96 anni, e io quando ne avevo 6 o 7, venivamo a fare delle giornate come braccianti agricoli. Ci occupavamo della raccolta di uva e olive».

Di chi era la tenuta?

«Di una famiglia nobile di Chieti, i Mezzanotte. Da loro io e mio padre, nella fase della raccolta, andavamo a lavorare come braccianti agricoli. Mio padre lavorava come mezzadro per il convento delle suore di Villa Magna in una porzione di 4-5 ettari di terreno, poi andava a lavorare come bracciante anche dai Mezzanotte. Lo faceva per arrotondare».

 

Sbaglio o anche per lei la terra e il vino sono una passione?

«È la mia storia, provengo dalla terra e si torna inevitabilmente al passato, è una questione di profumi, di odori».

Qual era l’idea all’inizio?

«L’idea era di comprare la tenuta e di fare soltanto seimila bottiglie di bollicine. Ho una grande passione per lo champagne e volevo avere la soddisfazione di produrre il mio vino».

Foto di gruppo con Nicola a 9 anni_Ultima a destra la mamma Elisa_Primo e secondo da sinistra il fratello Luigi oggi cuoco a Francoforte e il papà Giuseppe

Foto di gruppo con Nicola a 9 anni_Ultima a destra la mamma Elisa_Primo e secondo da sinistra il fratello Luigi oggi cuoco a Francoforte e il papà Giuseppe

E oggi?

«Oggi facciamo 120 mila bottiglie l’anno non solo di bollicine ma anche di Montepulciano. Produciamo il Riesling che è un vino nordico le cui viti si predispongono molto bene in un’area della nostra tenuta, poi ci sono la Falanghina, il Cerasuolo e il Trebbiano, lo spumante bianco e rosé. Del Montepulciano facciamo tre vini: uno normale, tradizionale, tutto acciaio, d’annata; l’altro, un Riserva che passa in piccole botti francesi o anche italiane; il terzo è un vino particolare, lo chiamiamo “Di Sipio 5”  perché lo produciamo in un appezzamento di terreno misto di ulivi e vigna, ogni pianta porta uno o due grappoli e non di più. Lo raccogliamo molto tardi e chicco per chicco. Di questo facciamo duemila bottiglie l’anno, quest’anno forse quattromila».

Qual  è la principale caratteristica di questo vino?

«Resta cinque anni in un tino di legno da trenta quintali insieme alle bucce e dopo cinque anni viene messo in bottiglia. Ogni bottiglia è leggermente diversa dall’altra. È un vino estremo».

Cosa l’ha spinta a intraprendere anche questa attività oltre al desiderio di realizzare il sogno di suo padre?

«Non è stata la voglia di riscatto o un sentimento di rivalsa a farmi diventare anche produttore di vino. È stata la voglia di emozionarsi facendo qualcosa, di divertirsi, di vivere. Ci ho messo solo tanta passione e ho avuto un pizzico di fortuna. Ritengo che siamo riusciti a fare un prodotto che non è solo una bottiglia di vino ma è un insieme di tante altre cose. Sono stato fortunato a mettere insieme una decina di persone, dall’enologo all’agronomo all’architetto e al ristoratore che, facendo ciascuno il proprio mestiere con passione, determinazione e amore, mi hanno consentito di realizzare i miei sogni. In questa tenuta oggi ospitiamo anche cerimonie e matrimoni».

Nicola Di Sipio a 25 anni

Nicola Di Sipio a 25 anni

Attualmente dove esportate il vostro vino?

«Esportiamo in Cina, a New York che è la prima città, a Parigi, a Mosca, a Hong Kong, e in Italia in alcuni ristoranti particolari».

L’azienda attualmente è gestita da una giovane manager, sua nipote Giulia Di Sipio. Il suo consiglio ai giovani?

«Non mollare mai quando credono in qualcosa».

È sufficiente?

«No, bisogna anche che il proprio lavoro sia un divertimento, una passione. Così, almeno, è stato ed è ancora per me».

 

CHI È

Nicola Di Sipio, 61 anni, titolare dell’azienda del settore automotive Ap Raicam, con sede principale a Manoppello Scalo, in via Teramo, ma con stabilimenti ad Ancona, Torino e Inghilterra, nasce come imprenditore a febbraio del 1982 dopo aver venduto una Fiat 128 Coupè a due milioni e settecentomila lire e aver reinvestito quel modesto capitale in una piccola attività. Oggi il gruppo Ap Raicam conta quattro stabilimenti: uno, a Pescara, produce freni a tamburo;  un altro, nella piemontese val di Susa, a Bruzolo (nato dall’acquisizione nel 1990 di un’azienda di Vittorio Ghidella, storico ex amministratore delegato della Fiat), realizza pastiglie freno per macchine di primo impianto come Fiat, Opel, Ford; un altro, ad Ancona (acquistato nel 2005 da una multinazionale inglese), produce frizioni per il primo impianto delle vetture nuove e lavora per i maggiori car maker europei; un altro ancora in Inghilterra (acquisito nel 2008) si occupa delle frizioni per il comparto lusso. Il fatturato di Ap Raicam attualmente è di 102 milioni di euro ma Di Sipio prevede che, nei prossimi tre anni, salirà a 130-140 milioni di euro.

 

Nicola Catenaro

Intervista pubblicata da “La Città quotidiano” il 30 ottobre 2014

di Nicola Catenaro

venerdì 31 ottobre 2014 alle 10:35

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