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Frammenti urbani, il miracolo di una città

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Largo San Matteo (Di Antonio)

Osservare la propria città con occhi nuovi o diversi, come siamo abituati a dire con un’espressione un po’ abusata, non significa necessariamente essere più attenti ai suoi angoli e alle sue bellezze mentre la percorriamo. Significa, al contrario, perdersi nell’osservazione e diminuire lo sforzo analitico di concentrazione sui suoi dettagli per dare più spazio alla fantasia e alle sensazioni che riceviamo da una relazione rinnovata con il mondo esterno.

E questo capita raramente a chi vive il contesto urbano ogni giorno. Se c’è un merito in Armando Di Antonio, da molti anni reporter al servizio della cronaca giornalistica e apprezzato ritrattista e fotografo/artista a 360 gradi, è quello di continuare a stupirsi di fronte alla bellezza che la sua stessa città gli trasmette. Ogni giorno.

A distanza di quasi un anno e mezzo dalla pubblicazione del volume “Teramo. Frammenti urbani” (Ricerche&Redazioni), Di Antonio ha tramutato la sua opera anche in un evento espositivo allestito all’ARCA-Laboratorio per le Arti Contemporanee di Teramo e oggi è l’ultimo giorno utile per visitarlo. La mostra, promossa dall’Associazione Culturale “Art &” e realizzata con il patrocinio della Città di Teramo e il sostegno di Fondazione Tercas e Camera di commercio, si compone di 27 immagini tratte dal volume, una selezione quindi dal più vasto corpus presentato nel libro.

Piazza Sant’Anna (Di Antonio)

«Ho impiegato molto tempo per fare una scelta – spiega in una nota lo stesso Di Antonio -, e alla fine ho deciso di scegliere le foto meno descrittive, dei veri e propri frammenti urbani in cui la città è meno riconoscibile o almeno lo è solo in parte. Sono le immagini che hanno stimolato di più la mia fantasia, nel senso che hanno fatto riaffiorare in me delle sensazioni legate non solo ad altre immagini ma anche a spezzoni di film, quadri, brani musicali che avevo dentro e che avevo dimenticato. In proposito, mi viene in mente una frase di Ghirri che lessi qualche tempo fa e che diceva che “la Fotografia non è fatta solo di immagini ma anche di immaginazione”, sia da parte di chi fa la foto ma anche da parte di chi la guarda. Se la fotografia non assolve a questo compito allora resta solo una documentazione».

 

L’AUTORE

Armando Di Antonio inizia a fotografare intorno agli anni ’70, colpito soprattutto dalle possibilità creative offerte dalla camera oscura. Negli anni ’80 è cofondatore del “Gruppo Stimmung” e nel 1986 inizia a lavorare come fotoreporter per il quotidiano «Il Messaggero». Nel 1989 conosce Mario Giacomelli, uno dei maestri della fotografia contemporanea, con il quale svilupperà un intenso rapporto di amicizia e collaborazione. Insieme agli amici di Stimmung nel ’92 nasce “Metafore dell’assenza”, catalogo di una mostra itinerante che tocca varie città italiane. Numerosissime le mostre personali e collettive. Sue opere sono conservate in diverse gallerie e musei italiani.

Fontana dei Due Leoni e Duomo (Di Antonio)

di Nicola Catenaro

domenica 31 ottobre 2021 alle 10:55

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