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Nanco, il “brigante” che canta l’Abruzzo di Marcinelle

un commento

Nino “Nanco” Di Crescenzo

Si fa chiamare Nanco (come il leggendario brigante che si opponeva ai Savoia) ma il suo vero nome è Nino Di Crescenzo. Di professione fa il tabaccaio e alla tabaccheria che ha ricevuto in consegna dalla sua famiglia, con il tempo, ha annesso anche un bar. Vive a Notaresco, un piccolo comune dell’entroterra teramano.

Circa sette anni fa varcò la soglia del suo bar-tabacchi Goran Kuzminac. Il grande cantautore, scomparso due anni fa, vide per caso i testi che scriveva e lo incoraggiò a continuare. Nanco non sapeva neanche suonare la chitarra né aveva mai preso lezioni di canto. Così, da autodidatta, a 38 anni suonati, inizia.

Perché hai scelto di chiamarti Nanco?

«Volevo un nome che al contrario del mio vero nome, Nino Di Crescenzo, non assomigliasse troppo a quello di un cantautore neomelodico campano… (risate). Nanco era un brigante del periodo post-unitario che non voleva l’unità d’Italia».

Ti ritieni anche tu un brigante, un sovversivo?

«No, non mi ritengo un brigante, di sicuro mi piacerebbe vedermi più sovversivo di quanto non sia. Ma il contesto sociale in cui si vive, come sai, ci condiziona parecchio».

Perché sei diventato così tardi un cantautore?

«Per mancanza di coraggio, suppongo. Perché mettersi a scrivere le proprie cose ed esporle al giudizio altrui non è semplicissimo. Questo coraggio è arrivato a trentotto anni, avrei dovuto farlo prima».

Scrivi prima i testi o la musica?

«Prima i testi. Ed è una cosa, quella di scrivere testi e racconti, che è iniziata ai tempi del liceo. Mi piaceva scrivere storie, mi sforzavo di farlo nella maniera migliore possibile».

La definizione di cantautore ti va a genio oppure non ti piace?

«Mi va a genio e mi ci ritrovo perfettamente, ma è scomodo oggi portarsi addosso questa etichetta. Non tutti vogliono ancora i cantautori e quella musica lì, a non volerla sono soprattutto le radio importanti».

Nanco in studio con il maestro Enrico Melozzi

Qual è la scintilla che ha reso urgente la scrittura delle tue canzoni?

«A 33 anni ho avuto bisogno di mettere nero su bianco le mie storie, il mio passato, gli amori vissuti. È stato come liberarsi, affidarle a qualcosa di esterno e cancellarle dall’animo, dalla mente».

Perché hai scelto la forma canzone e non la poesia ad esempio?

«Il fatto di poter urlare, quando canti, aiuta a liberarsi di più».

Nelle tue canzoni quali sono, se ci sono, i riferimenti musicali?

«Ci sono riferimenti alla musica di De Gregori ma anche a quella degli Afterhours. È un connubio, se così si può dire, tra cantautori classici e rock alternativo».

Credi che gli Afterhours di Manuel Agnelli, oggi tra i giudici di X Factor, abbiano portato qualcosa di nuovo alla musica italiana?

«Ne sono convinto. L’uso degli accordi minori, in un certo tipo di canzoni, prima degli Afterhours veniva accantonato. Loro lo hanno introdotto per primi realizzando autentici capolavori musicali».

E invece dal punto di vista dei riferimenti musicali stranieri?

«Ho ascoltato tanto Neil Young e Bob Dylan, in passato, perché ne ero affascinato. Non so quanto abbiano influenzato la mia musica, credo che anche un po’ di loro sia entrato dentro le mie canzoni».

Quando hai imparato a suonare la chitarra?

«A 38 anni, quando ho deciso che avrei inciso le mie canzoni. È incredibile a raccontarsi, ma ho semplicemente aperto YouTube e sono andato in cerca di qualche tutorial».

Cosa c’entra questa decisione con il tuo lavoro?

«Io faccio l’imprenditore, a Notaresco ho un bar-tabacchi che ora voglio anche ampliare perché mi piace la ristorazione. Un giorno qui è entrato Goran Kuzminac. Per caso ha visto dei testi che avevo sul computer. Ha voluto leggerli. Mi ha detto che, secondo lui, dovevo farne delle canzoni. Gli ho risposto che non sapevo suonare e lui ha replicato che avrei dovuto imparare a farlo. Siamo diventai amici e io sono diventato cantautore, devo moltissimo a Goran e ho sofferto tanto per la sua scomparsa».

Goran Kuzminac nel 2014 (foto: Storieabruzzesi.it)

Notaresco è una località di provincia lontana dal clamore e dalle sollecitazioni urbane. Non senti il bisogno di allontanarti per cercare maggiori stimoli?

«Al contrario, questa realtà di provincia mi influenza e mi sollecita moltissimo. Notaresco ha solo settemila anime e io le storie di paese le conosco tutte. Avere un contatto diretto con i loro protagonisti mi aiuta a scriverle meglio».

La tua ultima canzone, “Marcinelle”, è legata a una storia di famiglia.

«Tanti abruzzesi sono andati a lavorare nelle miniere in Belgio. Tra questi mio nonno che, come tanti suoi compaesani, tornò malato di silicosi. Non era molto loquace, ma con quegli occhi così neri e profondi raccontava tutto il suo dolore. Ricordo il suo fiatone nel salire le scale. Questa canzone vuole ricordare la sua storia e quella degli altri minatori, compresi quelli che morirono nel disastro di Marcinelle l’8 agosto 1956».

Nanco nella sua tabaccheria

CHI È

Nino “Nanco” Di Crescenzo inizia da autodidatta a 38 anni. Dopo qualche anno, nel 2016, autoproduce  l’album “Acerrimo” che vede la partecipazione di Goran Kuzminac. Il disco arriva tra i finalisti del Premio Tenco nella categoria “miglior opera prima” di quello stesso anno. L’omonimo singolo viene inserito nel corto “Timballo” che vede la partecipazione fra gli altri di Maria Grazia Cucinotta e Ivan Franek. Il successivo brano “Carolina e la pioggia” è semifinalista al premio “Pierangelo Bertoli” 2016. Nel giugno 2017 il singolo “Ti invito In Abruzzo” è finalista al “Premio Fabrizio De Andrè 2017”. Il 4 luglio 2018, Nanco apre a Civitella del Tronto per Francesco De Gregori. Il 19 novembre 2019 esce “Dentro”, brano electropop realizzato in collaborazione con Giorgio Ciccarelli (ex Afterhours). Nell’agosto del 2020, l’uscita del nuovo singolo “Marcinelle” in collaborazione con Enrico Melozzi, già direttore d’orchestra a Sanremo per Achille Lauro e i “Pinguini tattici nucleari”.

 

Nicola Catenaro

di Nicola Catenaro

domenica 22 novembre 2020 alle 12:45

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Un commento per 'Nanco, il “brigante” che canta l’Abruzzo di Marcinelle'

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  1. Ciao Nino sei un grande uomo e grande artista un caro saluto.

    Batesta Antonio

    23 Nov 2020 alle 11:11

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