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«Teramani, conviene rispettare le regole»

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Il questore di Teramo, Amalia Di Ruocco

Dottoressa Di Ruocco, oggi la provincia di Teramo è una provincia sicura?

«Dipende da che angolatura vogliamo affrontare il discorso della sicurezza. Oggi la sicurezza non è mai un concetto  totale. Noi non possiamo mai affermare che l’insicurezza è uguale a zero, possiamo invece confrontarci con altri territori e dire che è più o meno elevata rispetto ad altre province o a livello nazionale. Certo, negli ultimi anni il senso di sicurezza dei cittadini è abbastanza calato, non per un’assenza o per una scarsa presenza delle forze di polizia, bensì per il fatto che indubbiamente negli anni c’è stata un’apertura del territorio con la presenza di numerosi extracomunitari, soprattutto gruppi criminosi albanesi e rumeni, e con il fatto che il territorio stesso è facilmente percorribile».

Questo cosa comporta?

«Se lei pensa che noi siamo il crocevia di due autostrade e abbiamo 8 uscite con 6 caselli autostradali, si rende conto che questa è una provincia che funge da collegamento tra nord e sud ed ovest ed est. In ordine agli episodi criminosi che negli ultimi anni hanno destato l’insicurezza della popolazione, parlo soprattutto dei reati contro il patrimonio, le indagini compiute dalle forze di polizia hanno permesso di appurare proprio questo fenomeno: auto avvistate qui, a distanza di due ore sono state trovate in Puglia o nel Lazio o addirittura in Campania. Insomma, c’è questa facilità di spostamenti che di sicuro non ci aiuta da nessun punto di vista, né sul fronte della criminalità predatoria, furti e rapine, né su altri fronti. Non bisogna dimenticare poi la presenza di rom stanziali, da cui viene purtroppo una consistente fetta di criminalità».

Da cosa ricavate il dato della sicurezza in calo?

«Il dato della sicurezza in calo lo possiamo dedurre dal fatto che sempre più spesso gli amministratori comunali e i cittadini si rivolgono alle forze di polizia per chiedere una loro maggiore presenza sul territorio. Se pensiamo alle battaglie che alcuni amministratori teramani stanno portando avanti da anni per avere un commissariato sulla costa, è evidente come il problema della sicurezza  preme ai cittadini di questo territorio».

Ci sono reati in aumento?

«Da un punto di vista dei numeri, possiamo dire che i reati contro il patrimonio sono leggermente aumentati ma è un’oscillazione che si registra anche nelle province limitrofe e sul territorio nazionale. Anche se il fenomeno è da inquadrare in un contesto generale in cui i reati sono complessivamente in calo, la percezione di tranquillità è comunque scesa ed aumenta il desiderio di sicurezza da parte dei cittadini. C’è da dire che a volte registriamo una percezione diversa, soprattutto da parte di chi nel mondo giovanile si sente eccessivamente controllato dalle forze dell’ordine. Tuttavia la sicurezza, mi preme sottolinearlo, non dipende solo dalla divisa».

Che vuol dire?

«Che dobbiamo stare attenti tutti. Anche se la nostra provincia è molto nella norma per quanto riguarda i livelli di criminalità, a volte addirittura al di sotto di altre province, dobbiamo fare uno sforzo per rispettare le regole. Se è vero che il reato che colpisce di più i cittadini è quello contro il patrimonio, è altrettanto vero che la criminalità non è solo la rapina o il furto. Ci sono manifestazioni di delinquenza diverse alle quali va prestata grande attenzione. Anche da parte di quei cittadini che, tramite un’interpretazione elastica delle regole, non si rendono conto di alimentare il serbatoio della criminalità».

Si sente di dare suggerimenti ai teramani?

«Sì, quella di adottare maggiori misure di sicurezza. Qui si lasciano ancora porte e finestre aperte ed auto aperte con le chiavi inserite nel cruscotto. Il privato deve proteggere di più il territorio  aumentando i sistema di difesa passiva».

E per chi vuole fare impresa?

«Oltre a proteggere con sistemi di sicurezza l’azienda dai reati contro il patrimonio, il riferimento generale è sempre quel sistema di regole che consente di proteggere chi fa impresa da qualsiasi coinvolgimento in fatti criminosi».

C’è un rischio di infiltrazioni mafiose in questo territorio?

«Dagli accertamenti che noi abbiamo svolto, non ci risulta. Neanche in seguito ai controlli, molto approfonditi dopo il terremoto, che sono stati svolti sulle imprese che hanno operato nel cratere con investimenti pubblici e privati per la ricostruzione. Non abbiamo denunce di usura ma questo non vuol  dire che questo reato non sia presente.  Abbiamo segnali di corruzione, di evasione fiscale, di bassa moralità e di illegalità diffusa. Sono emerse criticità circa il mancato rispetto delle regole, per esempio sul fronte  della sicurezza nei luoghi di lavoro o per quanto riguarda la messa a norma dei lavoratori a livello previdenziale. In questi casi prevale la scelta dell’individuo e viene a mancare il senso dello Stato e questo certamente non aiuta la sicurezza e la legalità. Bisogna rispettare le regole».

 

Pubblicato su “Unindustria”, magazine di Confindustria Teramo (marzo 2012)

di Nicola Catenaro

giovedì 05 aprile 2012 alle 22:43

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