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Ai vertici della moda con l’Abruzzo nel cuore

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Antonella Bompensa

Ai vertici della moda internazionale con l’Abruzzo nel cuore. Lei è Antonella Bompensa, ha 45 anni, è originaria di Loreto Aprutino e da pochi mesi è general manager di Moorer, una delle aziende italiane di moda più quotate a livello nazionale e internazionale. A Storieabruzzesi.it parla del suo lavoro, di come ci è arrivata, delle difficoltà (ma lei non sembra averne) di essere una top manager in un settore ancora fortemente maschile, del Covid e della crisi economica senza precedenti in corso, del suo sentirsi abruzzese e, infine, di come l’Abruzzo dovrebbe liberarsi di certi retaggi. Ecco l’interessante resoconto di una piacevole chiacchierata.

Lavori in un’azienda italiana che ha un ruolo significativo nell’industria della moda internazionale. Quanto sta pesando la pandemia su questo settore ?

«Per ovvi motivi la pandemia sta pesando tantissimo, innanzitutto perché ha comportato la chiusura drastica dei punti vendita, quindi a cascata e a ritroso ha impattato su tutti i processi operativi e produttivi delle aziende. La cosa che a livello internazionale è emersa è il fatto che, sebbene l’Italia sia stata l’apripista e adesso tutti gli altri Paesi stiano avendo gli stessi problemi che abbiamo noi, i negozi a livello internazionale sono chiusi e le operazioni sono molto difficili. La Russia, ad esempio, sarà chiusa per tutto il mese di giugno. Il Giappone riaprirà probabilmente a fine maggio. L’America è chiusa. Ci sono poi tante altre nazioni che stanno subendo quello che abbiamo subito noi».

Cosa significa in termini pratici avere i negozi chiusi?

«Significa avere un’intera stagione di prodotti invenduti che, ovviamente, non saranno ricomprati. Di conseguenza, chi vende ai negozi sa che dovrà ridurre drasticamente il budget per la prossima stagione».

Il ridimensionamento è una scelta obbligata per tutti?

«Non è detto. Accadrà, probabilmente, solo per chi prima del Covid aveva già un assetto un po’ claudicante a livello prevalentemente finanziario. Qualcuno, purtroppo, rischierà di scomparire. Le aziende che avevano molti negozi retail (vendita al dettaglio, ndr) o la produzione in Cina o magari all’estero sicuramente hanno avuto più di tutti ripercussioni, occorre anche tener conto che i costi di trasporto sono aumentati tanto. È possibile però che per altre aziende, che hanno avuto performance positive negli ultimi anni, le cose vadano diversamente. Loro saranno le prime a rientrare nei negozi e potranno avvantaggiarsene».

Crisi, ma non per tutti …

«La pandemia c’è stata e c’è ancora e aver avuto per due mesi i negozi chiusi impatterà su tutti negativamente, a trecentosessanta gradi, con un ridimensionamento generale. Tuttavia, con la ripresa, chi è pronto e ha un prodotto vincente e riesce a consegnarlo, potrebbe avere delle performance migliori di prima. Altri, invece, come detto, potrebbero rischiare di chiudere».

La moda post-Covid continuerà a spostarsi online?

«L’ecommerce è andato molto bene in questi mesi, meglio che nell’anno scorso, con differenziazioni per segmenti di mercato. Il lusso vero ha avuto un arresto e poi ha ripreso a funzionare. Invece i marchi medi, o cosiddetti premium o entry to luxure, hanno avuto sempre performance positive. Ovviamente per una questione di prezzo. Oggi il problema principale, per noi, è capire come gestire la ripartenza dei negozi. Non ci sono protocolli omogenei nelle diverse regioni italiane e noi dobbiamo garantire la sicurezza di tutti, di chi vende e di chi acquista. L’ecommerce rimarrà un’isola felice ma l’esperienza che si conclude nello store è molto importante per chi compra, soprattutto per prodotti di altissima gamma per i quali l’esperienza emozionale è fondamentale. È lì che puoi provare e indossare il capo, toccarlo con mano, il fascino rispetto all’acquisto online è completamente diverso».

Selfie con lo staff di Moorer

Come sei arrivata a ricoprire il ruolo di general manager in un’azienda come Moorer?

«Nel 2006 mi occupavo di consulenza di direzione e facevo la spola tra l’Abruzzo e Milano. Sull’aereo ritrovai per caso l’allora general manager di Brioni, Antonio Bianchini, che conoscevo già. Mi chiese cosa facessi, mi offrì un’opportunità importante, quella di lavorare alla riorganizzazione di alcune aree di un’azienda che faceva all’epoca 270 milioni di euro di fatturato. Accettai per cinque anni la sfida, che si rivelò anche un’esperienza altamente formativa. Dico grazie a lui per avermi dato fiducia. Ho poi consolidato le mie conoscenze in questo campo con altre esperienze fino ad approdare all’azienda per cui lavoro, Moorer, guidata da Moreno Faccincani, un imprenditore geniale con cui da subito la stima reciproca e la veduta d’intenti hanno consentito di creare una collaborazione molto positiva».

Quante donne hanno un ruolo manageriale importante nella moda?

«Non saprei, non conosco le statistiche, forse poche nel ruolo di amministratori delegati, però è certo che della sensibilità femminile non si può fare a meno in questo settore, soprattutto nella realizzazione».

Qual è la cosa più bella e quella più spiacevole del tuo lavoro?

«La cosa più bella è sicuramente la sfida dal punto di vista della leadership e del cambiamento culturale che stiamo affrontando. Per cambiare pelle, è necessario che gli altri ti seguano e vedere che questo accade ti ripaga di molti sforzi. La cosa più spiacevole? Non saprei, certo il Covid è stato sicuramente un avvenimento imprevisto e spiacevole che ha comportato tanta fatica in tutte le attività, dalla gestione delle risorse umane ai rapporti con i fornitori».

Qual è il tuo stile di leadership?

«Non sono sicuramente una persona che esibisce il curriculum o mostra le stellette, sono abituata a lavorare sul campo e a trasmettere il mio entusiasmo dando agli altri obiettivi chiari e spiegando sempre le cose come stanno. La chiarezza nelle comunicazioni è un aspetto fondamentale del mio lavoro».

Cosa c’è di Abruzzo nel tuo lavoro e cosa manca all’Abruzzo per spiccare il volo?

«Nel mio lavoro di Abruzzo ci sono io… (risate), beh, scherzi a parte, io mi sento esattamente come l’Abruzzo viene dipinto… forte e gentile… la spinta a non lasciarsi condizionare dai piccoli problemi ma a guardare sempre l’obiettivo finale attraverso la mediazione, il mio carattere, la mia professionalità, sono cose che vengono dall’Abruzzo e dunque l’Abruzzo è stato una scuola per me. L’Abruzzo è anche una fonte inesauribile di grandi sarti, a livello dei londinesi e dei napoletani. In epoca più recente, soprattutto nella zona del Teramano, esistono delle professionalità interessanti e molti laboratori per la produzione del denim. Per quanto riguarda la seconda domanda, non è facile rispondere: direi che in Abruzzo valgono ancora troppo, nel mondo del lavoro, l’amico dell’amico, il parente e il nipote… Non funziona in questo modo. La professionalità che serve a raggiungere un obiettivo pesa di più. E non potrebbe essere diversamente».

Hai voglia di ringraziare qualcuno in Abruzzo che sia collegato alla tua crescita professionale?

«Lucio Scenna e Anna Rosa, i miei prof di filosofia e lettere del liceo, mi hanno aperto il cervello; Luciano D’Amico, prof di tesi all’università con cui parlavo di Galileo e altro, mi hanno sempre colpito la sua cultura vastissima e la sua modestia; Leonardo Valenti, manager fortissimo, già Ceo di Del Verde e ora Ceo di Biolchim, il mio maestro di management, rigore e professionalità».

CHI È

Abruzzese di Loreto Aprutino, Antonella Bompensa si è laureata in Economia e commercio all’Università d’Annunzio e ha conseguito un master in gestione d’Impresa a Bologna. A Milano da venti anni, oggi è general manager di Moorer ed è stata per anni consulente in grandi società internazionali con forte competenza nel settore del lusso e della moda. Ha guidato importanti progetti di consulenza come lo sviluppo di piani industriali, il lancio di nuove imprese, la reingegnerizzazione dei processi aziendali. Insegna “Organizzazione delle aziende di moda” in IlSole24OreBusiness school e in RCS Academy. Nel tempo libero ama viaggiare, leggere libri (apprezza molto la poesia) e ascoltare musica.

 

Antonella Bompensa con il fondatore di Moorer, Moreno Faccincani, e i colleghi in occasione di un’iniziativa solidale finalizzata a velocizzare l’importazione di mascherine dalla Cina in Italia

 

di Nicola Catenaro

giovedì 21 maggio 2020 alle 23:50

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