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L’Abruzzo gotico che assomiglia a un racconto di Poe

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Processione del Venerdì Santo a Ortona (Goticoabruzzese.it)

Non capita tutti i giorni di imbattersi in chi ha una passione analoga alla propria. Se poi la passione si rivela gemella, il caso è unico. Pensavo peraltro di essere tra i pochissimi, attualmente, a osservare la mia regione, l’Abruzzo, con gli occhi di scrittori come Poe o Lovecraft, e a cercare di estrapolare da questa visione un progetto culturale o dei semplici racconti in stile. Poi, giorni fa, navigando sui social, ho scoperto che esiste una pagina Facebook Gotico Abruzzese.  E che a questa pagina corrisponde un blog, pieno di immagini e suggestioni meravigliose. Un reperto prezioso. Da autentici collezionisti. Abbiamo indagato. Ecco cosa ci ha risposto Antonio Secondo, editor e fondatore del progetto.

 

 

Cos’è e Gotico Abruzzese?

«È un progetto nato più o meno nel 2013 con l’idea di raccontare questa regione  attraverso il folklore locale, i miti contadini e l’interpretazione del suo paesaggio. Un intento perseguito principalmente dall’apertura del blog www.goticoabruzzese.it, ma che negli anni si è aperto a collaborazioni di vario tipo (editoriali, filmiche, ricettive), cercando di restare fedele al motto Unconventional Aprutium, cioè alla narrazione di un Abruzzo fuori dai canoni ai quali sul web siamo un po’ tutti abituati».

 

La chiesa di Santa Maria in Valle Polcraneta nel comune di Magliano de’ Marsi (www.goticoabruzzese.it)

 

Chi muove i fili di questo progetto e perché?

«Nonostante lo abbia fondato, e continui a curarlo in gran parte, non riesco a vedermi come un manovratore di fili. Mi piace considerare Gotico Abruzzese un progetto open source, dove ogni contributo diviene parte del progetto stesso, e argomento di riflessione. L’ultimo lavoro in questo senso, Uomini e Fuochi, mini-documentario sul rito delle Glorie di Scanno, nasce per esempio in quest’ottica, grazie al sodalizio tra il regista Andrea Frenguelli e Gotico Abruzzese. Diciamo che più che muovere fili, l’idea è quella di intesserli, per la creazione di una trama in grado di raccontare una storia, diciamo come per i centrini al tombolo delle donne pescolane o per le coperte di Taranta Peligna».

Che significa il termine gotico?

«Non intende riferirsi allo stile architettonico, quanto più a un carattere, a un’idea. Sono un grande estimatore di Pupi Avati e del suo Gotico Padano, di quelle atmosfere cioè sospese tra sogno e realtà sulle quali il regista ha fondato la cifra stilistica dei suoi lavori, a mio avviso, migliori e che anche in Abruzzo, soprattutto nell’hinterland, conosciamo bene. Gotico è quindi un aggettivo votato al misterioso, all’oscuro, dal momento che il mood del progetto verte in particolar modo sulle leggende, il folklore e l’universo contadino abruzzese di qualche secolo fa».

 

Pecore abruzzesi, da qualche parte nell’Aquilano (www.goticoabruzzese.it)

 

Quanto gotico c’è in Abruzzo?

«Poco rispetto a ieri, molto rispetto ad altre regioni. L’Abruzzo è una terra ancora fortemente condizionata dalla sua morfologia. Alcuni riti, paure e concezioni estinte altrove sono qui ancora presenti in modo, se non proprio autentico, quasi del tutto pure. Naturalmente la globalizzazione ha inciso anche qui, o meglio, sta incidendo. In Abruzzo abbiamo questa croce e delizia: tutto arriva con qualche anno di ritardo rispetto al resto al mondo. Una fortuna per chi, come noi, è impegnato in ricerche di questo tipo, perché offre la possibilità di osservare qualcosa che in altri luoghi molto vicini a noi è già scomparso. Salvare questo universo che scompare ci pare anacronistico. A noi basta raccogliere e raccontare».

Ci indichi un itinerario gotico abruzzese assolutamente imperdibile?

«Posso indicarti quelli imperdibili per me: le gole di San Venanzio e l’altopiano delle Rocche / Sirentino per la loro aura spirituale. La Valle dell’Aterno, dove ogni piccolo borgo è una persona e ogni persona un piccolo borgo. Di norma direi tutto l’Abruzzo aquilano. Non per campanilismo ma, avendo radici in quei luoghi, è normale che li senta più miei, ed è più facile per me interloquirvi».

 

L’altopiano delle Rocche in provincia dell’Aquila (www.goticoabruzzese.it)

 

La letteratura gotica ha mai citato o scelto l’Abruzzo e quali sono gli esempi più notevoli?

«Quella gotica nello specifico non so, la letteratura in generale ampiamente, e da penne illustri per di più. Lo ha fatto Hemingway nel suo Addio alle armi, Natalia Ginzburg in Inverno in Abruzzo, John Fante, Boccaccio, Dumas figlio. Insomma, non proprio i più scalcinati. Poe, Lovecraft, Le Fanu, Stoker e simili avrebbero attinto a piene da mani da questa terra, se fossero entrati in contatto con essa».

 

Antonio Secondo con la signora Maria di Castel di Ieri (L’Aquila), ex custode dell’eremo della madonna di Pietrabona

 

C’è una storia gotica, tra folklore e tradizione d’Abruzzo, che non è stata ancora raccontata?

«Innumerevoli. Tutte quelle scomparse insieme a chi ne deteneva la memoria. C’è una parte di Abruzzo che scompare ogni giorno. Il nostro lavoro è raccogliere e documentare il più possibile, per il giorno in cui sarà estinta del tutto».

 

Nicola Catenaro

di Nicola Catenaro

lunedì 12 novembre 2018 alle 17:08

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