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Archivio per la parola chiave ‘scanno’

«Anch’io voglio la mia auto blues. In Abruzzo»

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Adriano Tarullo (foto di Ezio Wallace Pace)

Ho conosciuto Adriano Tarullo una decina di anni fa. Per caso. Fu mio fratello a farmi sentire un suo disco. Mi disse: lavora con me in azienda, a Colonnella, ma nei weekend suona in giro per pub e festival. Blues e dialetto abruzzese, naturalmente.

Mi colpì, allora, che il suo talento fosse ancora nascosto a livello locale. Un cantastorie che racconta le leggende della propria terra con la stessa facilita con cui, anche grazie a una buona dose di ironia, interpreta le storie di ordinaria solitudine, amore o disperazione che ciascuno di noi vive. Storie locali avvolte da una pellicola universale.

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Scritto da Nicola Catenaro

venerdì 13 giugno 2014 alle 9:04

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Tarullo, un talento abruzzese tra folk-rock e blues

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Adriano Tarullo

Un cantautore italiano che coniuga canzoni abruzzesi a sonorità folk-rock e blues. Lui si definisce così, ma Adriano Tarullo, talento musicale abruzzese ancora (purtroppo) poco conosciuto, è molto di più.

Tarullo sorprende piacevolmente, oltre che per la consolazione e il piacere che offre la sua musica, anche per la quantità di riferimenti presenti nelle tredici tracce contenute nel suo ultimo disco “Anch’io voglio la mia auto blues”, partorito tra il ventre lacustre della sua Scanno e i rari pub che spuntano tra il verde e i deliziosi borghi del Parco nazionale d’Abruzzo.

Solo per citare alcune delle innumerevoli sensazioni che ci ha regalato, possiamo dire che nelle sue canzoni c’è l’eco della migliore tradizione dei cantautori italiani, quella tra i Settanta e gli Ottanta…

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Scritto da Nicola Catenaro

mercoledì 19 giugno 2013 alle 22:03

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Armi e bussole impazzite, il mistero di Scanno

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Il "cuore" di Scanno (foto Enzo Gentile)

Il "cuore" di Scanno (foto Enzo Gentile)

Il livello dell’acqua sceso di almeno sei metri in meno di un anno, le bussole dei sommozzatori impazzite, un oggetto non identificato sepolto nel fondale e, infine, armi e munizioni dell’ultima guerra che riaffiorano dopo quasi settant’anni. Se non fosse per la concretezza dei suoi abitanti, i quali respingono fantasiose ipotesi stile Loch Ness, si direbbe che cose strane accadono a Scanno e nei dintorni dell’omonimo lago abruzzese, il più grande della regione, formatosi a causa di una frana migliaia di anni fa.

Si tratta di episodi, rassicurano gli amministratori locali, che però non fanno dormire sonni tranquilli alla popolazione. Come la moria di pesci di quattro anni fa, un episodio anche quello ed ora per fortuna solo un ricordo. Il problema dell’acqua è grave ed urgente.

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Scritto da Nicola Catenaro

venerdì 09 novembre 2012 alle 13:49

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