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Professione: romanziere fantasy. A sedici anni

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Marco Esposito

Marco Esposito, teramano, sedici anni, professione: romanziere. Lo si può già dire perché il suo primo romanzo, “Il vaso di Pandora”, pubblicato da Artemia Edizioni (2012, pagg. 278, 15 euro), è soltanto il primo volume di una corposa trilogia e sulle altre puntate della saga il nostro sta già lavorando. Se il buongiorno si vede dal mattino, la triplice fatica di Marco sarà ampiamente ripagata visto che la sua opera d’esordio, già presentata a Teramo, Pescara, L’Aquila ed Ascoli Piceno, anche nelle scuole, sta già riscuotendo significativi consensi.

Un libro che Marco ha scritto quando aveva tredici anni (o poco più) ma che ha visto la luce solo alcuni mesi fa. Questo, con ogni probabilità, perché non è semplice, almeno non lo è per tutti (fatta eccezione per i genitori o per chi è abituato a cacciar talenti), scoprire che un bambino riesce a coinvolgere giovani e meno giovani, con la propria scrittura, al pari di un adulto. Affrontando magari argomenti diversi, ma con la stessa profondità di chi è già maturo.

Marco Esposito, che deve iniziare a settembre il terzo anno del liceo scientifico, scrive da quando era bambino. «Buttavo giù racconti brevi, di tre o quattro pagine, sempre sul genere fantasy, e quando provavo a scrivere cose più lunghe non le concludevo. ‘Il vaso di Pandora’, invece, è una storia che ha preso forma più delle altre mentre la scrivevo, in terza media, ed è la prima che sono riuscito a finire».

Di cosa parla “Il vaso di Pandora”?

«Si tratta di un fantasy ambientato in epoca moderna. Si svolge tra l’America e l’Europa e parla di un gruppo di persone dotate di poteri e capacità soprannaturali che vengono riunite dall’Antico, un mago che dice di essere il protettore dell’umanità, per impedire appunto che venga aperto il vaso di Pandora…».

Scrivi ma leggi anche molto, immagino.

«Sì, da sempre. Fumetti, quelli della Marvel, e tanti libri. A partire ovviamente dalla saga di Harry Potter. Preferisco sempre i fantasy ambientati in epoca contemporanea. Dai fumetti si impara molto a scrivere, soprattutto per la costruzione dei dialoghi».

Qual è la linea di demarcazione tra realtà e fantasia nel tuo romanzo?

«È quella tra l’ambientazione, che è reale e contemporanea rispetto alla nostra epoca, e i personaggi e le loro azioni, che appartengono invece al fantasy e alla dimensione del sogno e del fantastico. Il mio romanzo contiene questo mix di cose ed è il confine tra questi due mondi la linea di demarcazione».

Cosa provi quando scrivi? Cosa ti spinge ad estraniarti dal mondo reale e scrivere le tue storie?

«È una cosa piuttosto istintiva. Non rifletto molto su ciò che scrivo. Lo faccio di getto, poi ovviamente per la rilettura e il controllo impiego molto più tempo. Per scrivere ‘Il vaso di Pandora’, ci ho messo più o meno un anno. Ora per il secondo romanzo sto impiegando più tempo del previsto perché mi devo attenere a tutto ciò che ho scritto nel primo».

Secondo te, perché un libro è in grado di arricchire la nostra vita?

«Essenzialmente perché, oltre a regalarci momenti di svago, ci aiuta a riflettere. E non importa il genere. Nel caso del fantasy, per esempio, visto da alcuni come un genere secondario, i personaggi, anche se dotati di superpoteri, in fondo sono persone normali e quindi condividono i problemi che le persone affrontano ogni giorno. Ogni personaggio, credo, può insegnare potenzialmente delle cose al lettore».

Nelle tue storie alla fine c’è una morale… è questo che vuoi dire?

«Sì, certo… ma forse anche più di una. L’analisi dei personaggi, buoni o cattivi che siano oppure a metà tra il bene o il male, ci consente di individuare diversi comportamenti e quindi, spesso, più di una morale».

I tuoi coetanei come ti guardano? Non sono sorpresi dalla tua attività di scrittore?

«No, anzi, tra di noi è rimasto tutto come prima. I miei amici hanno letto il libro e mi hanno anche inviato i loro commenti e suggerimenti. Ora mi chiedono quando ne pubblicherò un altro».

A parte i libri, da scrivere o da leggere, a cosa sei interessato?

«Mi piace leggere e scrivere e… devo ammettere che finora non ho fatto molto sport, ma vorrei iniziare adesso».

Quanto tempo dedichi alla scrittura?

«Dipende. Di solito scrivo la sera. Ogni pagina richiede dei tempi diversi. Sembra facile ma in effetti, trattandosi di una trilogia, un po’ di tempo ci vuole perché bisogna rispettare quello che è stato già scritto».

Hai elaborato uno schema con i vari personaggi e ciò che accade, come fanno molti scrittori?

«No, vado a memoria. E quando non ricordo bene qualcosa, rileggo. È difficile seguire i fili. Alla fine del primo libro sono successe parecchie cose, devo dire che forse mi sono andato a complicare un po’ la vita, però alla fine riesco sempre a proseguire».

Progetti per il futuro?

«Completare il secondo romanzo e scrivere il terzo concludendo la trilogia».

Il nostro Marco ha le idee molto chiare. Complimenti.

 

CHI è

Marco Esposito nasce a Teramo il 18 Febbraio 1997, traccia il suo percorso scolastico brillantemente (con ottimi voti anche in matematica oltre che in lettere) ed è in procinto di iscriversi al terzo anno del liceo scientifico nella città natale. La passione per la letteratura di libri di genere “fantasy” lo spinge a cimentarsi, giovanissimo, anche nella scrittura. Realizza così il “Vaso di Pandora”, l’opera d’esordio con la quale partecipa al concorso “I have a dream – Sogni nel cassetto” vincendo nella sezione “Narrativa-Romanzi”. Attualmente è impegnato nella stesura del secondo volume della progettata trilogia.

 

Nicola Catenaro

Intervista pubblicata sul quotidiano “La Città” dell’8 agosto 2013

di Nicola Catenaro

sabato 10 agosto 2013 alle 10:39

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