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«Ricostruzione e macerie andranno di pari passo»

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Il presidente della Regione Gianni Chiodi

Ricostruzione e macerie andranno di pari passo. Man mano che la ricostruzione andrà avanti e sarà completata, e questo non potrà accadere prima di dieci anni, il problema delle macerie sarà risolto. A sostenerlo è il presidente della Regione Abruzzo e commissario governativo per la ricostruzione, Gianni Chiodi.

Presidente, gli aquilani si lamentano del fatto che la ricostruzione non è iniziata.

“La ricostruzione è partita. Ci sono dodicimila cantieri a L’Aquila e undicimila persone che sono rientrate nella proprie abitazioni. Anche la ricostruzione pubblica è partita, con ottanta cantieri già attivati. Se si fa il confronto con altri terremoti, come quello in Friuli, dove la ricostruzione è iniziata dopo quattro anni, siamo in anticipo. Per quanto riguarda i centri storici, la ricostruzione spetta ai Comuni che devono redigere i relativi piani. Attribuire al Governo e al commissario una responsabilità su questo punto, è fuorviante. Abbiamo le risorse necessarie, per la ricostruzione abbiamo a disposizione due miliardi e mezzo di euro liquidi e un miliardo e mezzo in arrivo il prossimo anno dal Cipe. L’ultimo problema sono i soldi”.


– Quanto durerà il problema delle macerie?

“Durerà quanto durerà la ricostruzione, perché gran parte delle macerie sono dentro gli edifici. Man mano che la demolizione e la ricostruzione andranno avanti, il problema si risolverà. Per quanto riguarda i tempi della ricostruzione, ora abbiamo una base di dati reali che ci consente di fare delle proiezioni. Se tutto dovesse funzionare alla perfezione, durerà una decina d’anni. Se così non fosse, parlo per esempio di ricorsi e di gare conflittuali, i tempi si allungheranno”.

– Cosa ostacola adesso la ricostruzione?

“Le norme e la burocrazia, i problemi oggettivi che si presentano, queste sono cose che ostacolano la ricostruzione. Ma l’ostacolo principale è dato dal fatto che, per come è stata impostata, la ricostruzione dell’Aquila la devono fare gli aquilani. Ma per fare questo ci vuole una grande comunità, che si stringa intorno al problema e non si divida. E a L’Aquila non tutti remano nella stessa direzione”.

– Le indagini sui rifiuti, che hanno coinvolto l’assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni, prima agli arresti domiciliari e successivamente sottoposto ad obbligo di dimora, hanno indebolito l’azione del suo Governo?

“Per quello che ho visto, non c’è nulla che mi possa far pensare ad una colpevolezza dell’assessore Venturoni. Sono convinto che la magistratura sarà capace di distinguere, come si dice, il grano dall’olio. Certo, se queste vicende dovessero rivelarsi infondate, il danno all’autorevolezza della Regione sarebbe gravissimo. Ho fiducia nella magistratura, ben vengano le indagini e gli approfondimenti, ai giudici chiedo soltanto prudenza”.

– La Procura di Reggio Calabria ha lanciato l’allarme: le cosche calabresi volevano far affari con la ricostruzione. Teme ulteriori infiltrazioni  della malavita organizzata?

“Sì, certo. Questa è una delle prime preoccupazioni che ci siamo posti. Ma ci conforta sapere che i controlli sembrano funzionare”.

Nicola Catenaro

(Intervista rilasciata il 1 ° novembre 2010)

di Nicola Catenaro

martedì 11 gennaio 2011 alle 23:01

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