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«Agli italiani manca una cultura politica»

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Fiammetta Ricci

Fiammetta Ricci, docente di filosofia politica alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Teramo, negli ultimi mesi sembra essersi moltiplicata. Ha pubblicato tre libri, ottenuto l’abilitazione per professore associato, realizzato un disco jazz con musiche e testi scritti da lei, avviato un progetto teatrale. Procediamo con ordine. Partiamo dai libri.

Uno dei suoi ultimi libri s’intitola “I corpi infranti”. Che cosa sono?

«Sono tutte quelle condizioni della natura umana, quindi della persona, che hanno subìto nel corso dei secoli, in particolare dalla cultura greca antica fino ad oggi, delle fratture, delle decomposizioni…

 

…Il temine ‘corpi infranti’ è un richiamo alla dimensione della corporeità che, in questo saggio, io adotto come chiave di lettura per risalire o ridiscendere a tutte le fratture, le crepe, le contraddizioni, le difficoltà di comprendere l’unitarietà della persona umana andando a studiare qual era, in un certo contesto storico, la considerazione, la concezione e la rappresentazione della corporeità».

L’etica e la politica, richiamati nel sottotitolo, cosa c’entrano con i corpi infranti?

«La corporeità costituisce una dimensione non soltanto fisico-organica o psichico-organica, ma anche simbolica. Ciò sta a significare che il mondo dei valori, l’etica, e il mondo della politica, cioè la dimensione associata di vivere e le regole della convivenza, sono costituite nella loro essenza simbolica anche, ma qualcuno dirà soprattutto, dall’interpretazione e dalla rappresentazione della corporeità. Non a caso si dice corpo politico».

In un altro dei suoi libri recenti parla delle afasie della politica. Intende alludere all’incapacità della politica di farsi interprete dei bisogni veri della comunità che rappresenta? Quasi come se l’unico modo di comunicare da parte della politica fosse quello urlato, esagerato, a volte istrionico e comico… Perché siamo arrivati a questo?

«La parola afasia non significa soltanto mancanza di parola, ma anche avere una produzione linguistica fuori dalle sequenze e dalle connessioni logiche, soprattutto disordinata e disorganizzata. È questo uno dei significati su cui pongo maggiormente l’attenzione: l’incapacità di trovare una dimensione comunicativa, e quindi di comprensione, che sia equilibrata e si ricostituisca in una logica di buon senso, di pacatezza, di ragionamento. La politica italiana tende a sopperire alla mancanza di contenuti con un’eccedenza della forma: è la politica urlata e rissosa, la politica messa sul palcoscenico delle performance istrioniche. Vi è il contrappunto, il segno di una malattia, di una patologia endemica della politica e dei suoi linguaggi, del suo modo di arrivare alla gente».

Come si fa ad eliminare questa patologia e tornare a una politica più vera?

«Questa patologia ha radici molto profonde e non credo che ci siano delle cure a breve distanza. Dal mio libro si coglie, anche se non è dichiaratamente espresso, il bisogno di una rifondazione della cultura della politica. Io credo che al popolo italiano manchi una cultura politica, e quindi una cultura civica, seria e consapevole».

Fiammetta Ricci durante l'intervista concessa a storieabruzzesi.it

Miti del potere oppure potere senza miti, tanto per citare il titolo di uno dei tre libri pubblicati di recente?

«La dimensione mitologica del potere è una dimensione fondativa sulla quale si è edificata tutta la storia del potere politico in Occidente, in particolare nella nostra cultura. Nella costituzione delle figure, dei ruoli e dei simboli del potere, infatti, c’è sempre stata una matrice, una storia archetipica, di elementi cioè che appartengono alla tradizione del pensiero greco-romano. Quella che ha creato nei secoli il senso di appartenenza, di identità, il senso di patria. È chiaro allora che quando vediamo emergere un potere senza miti, questo diventa probabilmente un potere autoreferenziale, basato solo ed esclusivamente sulla preponderanza di una forza, che è cosa diversa dal potere, su un’altra forza».

Con quali effetti?

«È chiaro che stiamo assistendo a uno svuotamento, a una perdita della dimensione simbolica, del significato profondo del concetto di potere. Questo, infatti, di per sé non è qualcosa di negativo. È una possibilità attraverso la quale porre e costituire un ordine, una regola. Pensiamo per esempio al potere usato nella sua dimensione democratica. Se invece il potere diventa totalmente autoreferenziale o svincolato da un senso di identità o di appartenenza e di condivisione simbolica di valori e anche di miti, ci troviamo di fronte a dei segnali di perplessità e di riflessione, che sono abbastanza palesi nel nostro tempo».

Cosa manca in definitiva alla politica?

«Io credo che manchi una consapevolezza profonda della dimensione etica della politica. Se questa è sganciata da una dimensione etica della società e del governo, è in qualche modo posta su un piano inclinato pericolosissimo. E le vicende degli ultimi decenni della politica italiana lo dimostrano chiaramente. Noi continuiamo per esempio ad operare, a volte anche ad inventare, una serie di formule correttive per ciò che riguarda il momento di crisi e di grande squilibrio  finanziario, ma spesso dimentichiamo che c’è tutto un sistema di corruzione, di malgoverno, di gestione totalmente non etica dei fondi pubblici e dello Stato, e quindi anche dei cittadini, che ha determinato in larga parte la situazione di deficit economica e finanziaria in cui ci troviamo. Oggi per chi vuole governare servono non solo competenza e preparazione, ma anche  una profonda, vera, sincera condivisione di principi etici. Questo, secondo me, è un punto fermo».

Non ha mai avuto la voglia di mettere in pratica ciò che insegna?

«No, sono sincera. Ritengo che il mio contributo alla politica, per quello che mi è possibile, sia quello di formare attraverso i nostri corsi universitari cittadini responsabili, consapevoli, preparati e soprattutto in grado di riappropriarsi del diritto-dovere di partecipazione politica».

La copertina del libro di Fiammetta Ricci "I corpi infranti"

E veniamo alla musica, una sua passione da quando?

«Avevo dodici anni. Da lì ho iniziato a scrivere e ad accumulare negli anni un materiale praticamente infinito per quelle che sarebbero state in futuro le mie canzoni. Il salto di qualità è avvenuto cinque anni fa, grazie all’incontro con alcuni musicisti straordinari, tra i migliori jazzisti che abbiamo e non solo nel panorama regionale. Sono Fabrizio Mandolini e Mauro De Federicis, con loro ho trovato una sintonia immediata e andando avanti è nato il primo disco, ‘Anima Ctonia’».

Cos’è l’anima ctonia?

«Ctonia è un termine che sta a significare la dimensione profonda, archetipale, originaria di qualcosa. L’anima ctonia non è qualcosa di fluttuante e sfuggente o di opposto alla dimensione terrena e ancestrale, ma il desiderio di ricostituire l’unitarietà della dimensione umana, della vita, il richiamo alle radici più profonde, radici comuni a tutti gli essere umani».

Il teatro, invece, è una passione più recente.

«Sì, nasce dall’incontro e dalla collaborazione con la compagnia teatrale dei Merli Bianchi, in particolare con Margherita Di Marco. Abbiamo iniziato con alcuni concerti e reading, adesso abbiamo in cantiere una performance teatrale dal titolo ‘Lo specchio a spicchi’, con musiche originali e testi in parte miei e in parte di scrittori famosi come Pablo Neruda e Alda Merini e molti altri. La parte della recitazione è invece di Margherita Di Marco».

 

CHI È

Fiammetta Ricci è docente di Etica Pubblica e Filosofia della politica nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo dove, già Presidente del Comitato Pari Opportunità, è Delegato del Rettore per le Pari Opportunità. In seno all’ateneo, tra le altre cose, è anche vicepresidente del Centro di Iconologia, Simbolica politica e del Sacro (CRISIS) presso il Dipartimento di Storia e Critica della Politica. È autrice di numerose pubblicazioni, articoli scientifici, saggi e curatele. Di recente ha curato insieme a Giuseppe Sorgi il volume Miti del potere. Potere senza miti, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2013, e pubblicato come autrice due monografie: Le afasie della politica. Achille e la tartaruga (con Teresa Serra), Franco Angeli, Milano, 2013; I corpi infranti. Tracce e intersezioni simboliche tra etica e politica, Nuova Cultura, Collana “Passato e Presente”, diretta da Teresa Serra, Roma, 2013. Sempre del 2013 è il suo primo disco da cantautrice, “Anima Ctonia”, che vede come protagonisti, oltre alla stessa Ricci (musiche, testi, voce), Fabrizio Mandolini ( sassofoni), Mauro De Federicis (chitarre), Morgan Fascioli (percussioni). Il produttore artistico è Fabrizio Mandolini. Gli arrangiamenti sono di Mandolini e De Federicis.

Nicola Catenaro

Intervista pubblicata su “La Città quotidiano” del 3 aprile 2014

di Nicola Catenaro

giovedì 03 aprile 2014 alle 23:46

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