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In dieci storie di vita l’amore per la musica

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Paolo Di Sabatino (foto di A. Pizzarotti)

Paolo Di Sabatino (foto di A. Pizzarotti)

Che effetto fa leggere il libro scritto da un musicista? Come e cosa scrive chi è abituato a deliziare la platea con le note che scaturiscono dall’anima? La curiosità, più che l’abitudine a catalogare sforzi letterari o a condividere i testi scritti dagli amici, porta a leggere d’un fiato Tienimi dentro te. Come la musica mi ha salvato la vita di Paolo Di Sabatino (Imprimatur, pp. 110, euro 12,50). Teramano e cittadino del mondo, Di Sabatino è uno dei jazzisti italiani più apprezzati. Il suo è un libro leggero come una piuma ma denso di storie e di vita. Forse è per questo motivo che si legge in poco più di un’ora. O forse è la tecnica narrativa – dieci storie, ben dosate e raccontate, con al centro un episodio chiave che di ciascuna racchiude metaforicamente il significato – che rende il tutto così perfettamente in  equilibrio.

Di Sabatino collega magicamente il presente al passato e poi si diverte, pericolosamente in equilibrio tra ricordi che a volte provocano ustioni alla sensibilità di artisti come lui, a pescare qua e là le storie della propria vita di musicista e di uomo. Ma perché un libro ora? «Ho deciso di scrivere questo libro – scrive nel prologo – al culmine di un’esperienza negativa, aiutato come sempre dalla musica a uscirne senza danno, consapevole e fiero di riuscire a navigare con sicurezza nel mare in tempesta. La musica come ultimo baluardo». Non fornisce ulteriori elementi per capire quale occasione o episodio gli provocò una «devastazione psicologica» tale da fargli dubitare di essere capace di suonare davanti a milioni di persone.

L’evento, il festival di Sanremo, «che avrebbe dovuto essere un’esplosione di gioia si trasforma giorno dopo giorno in uno stillicidio di emozioni negative». Il mondo dello spettacolo non è un mondo facile. Non è tutto oro ciò che luccica e dietro le quinte si consumano drammi e delusioni umane cocenti. Ma è la stessa musica che si rovescia gioiosa dal palcoscenico a produrre li anticorpi che consentono a chi, come Di Sabatino, si è sentito «solo, in una stanza di albergo triste e sciatta, nella riviera dei fiori», di reagire.

La musica, la stessa musica che lo lusinga e lo avvince come un demone, quella che da bambino gli costava sforzi sovrumani quando lo costringeva ad allontanarsi dalle partite a pallone con i suoi coetanei, la musica che gli faceva raddoppiare gli sforzi quando giovanissimo vestiva i panni dell’organizzatore di eventi di successo come Interamnia Jazz Festival o Itinerari Sonori Jazz a Bellante con l’amico Ernesto Di Nicola, purtroppo scomparso, quella musica è l’angelo che arriva sempre a consolarlo, gli asciuga le lacrime e gli regala la serenità più grande. O semplicemente la gioia indicibile di ricevere i complimenti da un genio come Michel Petrucciani, nelle prove di uno dei suoi ultimi concerti tenuto proprio a Teramo durante il festival. Le pagine, arricchite dalle illustrazioni di Alessandro Sanna e la postfazione di Fabio Concato, scorrono veloci.

Dice Concato: «Paolo e io non ci conosciamo da molto tempo, ma quando è successo, “annusandoci”, come sono soliti fare alcuni musicisti, abbiamo capito che potevamo e dovevamo fare musica insieme, o almeno provarci… Paolo Di Sabatino è un musicista e un pianista sensibile e raffinato, anche quandom non compone e non suona: lui è così sempre, e questo, se mi è permesso dire, lo espone maggiormente, ma lo arricchisce e lo fortifica nello stesso tempo».

Nicola Catenaro

Da “La Città quotidiano” del 13 novembre 2015

di Nicola Catenaro

domenica 15 novembre 2015 alle 23:53

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