Archivio per la parola chiave ‘corriere della sera’
Bottega, Pagliaio e Cantina: il paese diventa museo. «Valorizziamo il territorio»
C’è la Bottega del Dopoguerra, che ha ospitato un emporio attivo fino alla fine degli Anni 60, quando il riuso e il riciclo erano pratiche indispensabili per sopravvivere. E c’è la Casa Medievale, tra le più piccole mai esistite, dato che misura solo 8 metri quadrati, realmente abitati fino alla metà dell’Ottocento da una coppia di contadini. Più in là si può visitare il Pagliaio, uno spazio dedicato alla «restanza», cioè al coraggio di coloro che hanno scelto di continuare a vivere nei piccoli borghi, lottando contro i limitati servizi e le scarse infrastrutture. Il percorso comprende anche la Cantina Annonnasè (un omaggio alle donne locali) e altre dodici «stazioni» di quello che è un museo a cielo aperto pensato per non dimenticare e per trasmettere alle generazioni future un patrimonio antico.
Viaggi, riti, epidemie: con «Graff-IT» muri e graffiti raccontano la storia
Cotidie lutum est caro hominis, ferrum est amor verbi Dei… Traduzione: ogni giorno la carne dell’uomo è fango, ferro invece è l’amore della parola di Dio. A scrivere, anzi a incidere questa frase su uno dei muri della chiesa di Sant’Egidio a Civitaretenga, nell’Aquilano, è un chierico vagante, forse un predicatore, che viaggiò molto, presumibilmente in condizioni difficili e ai limiti della resistenza fisica, tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500, e lasciò altri segni del suo passaggio (finora ne sono stati rintracciati in 33 chiese del centro Italia) per testimoniare la sua attività. Si definiva peritus in hominibus (esperto di uomini).
Con Radio Frequenza le voci dall’università sono in rete col territorio
Sono trascorsi dodici anni da quando muoveva i primi passi lanciando programmi innovativi come «Pronto, mi passi il rettore?» in cui l’allora vertice dell’ateneo, Luciano Russi, storico e poeta (oggi una fondazione opera in suo nome), si metteva a disposizione degli iscritti rispondendo ai loro dubbi e alle loro domande. Da allora Radio Frequenza, cioè la radio dell’Università di Teramo che è anche l’unica emittente universitaria in Italia a trasmettere i suoi programmi su frequenze di proprietà in Fm e Dab oltre che sul web, ha continuato a rappresentare non solo uno strumento di collegamento fondamentale con il territorio ma un laboratorio per gli iscritti ai vari corsi di laurea e alle scuole di specializzazione.
Veronica Pellegrini, ingegnere esperta di volo spaziale: «Così mando una donna sulla luna»
«Ricordo perfettamente quel professore molto anziano alla facoltà di ingegneria. Mi guardò e mi disse: ma cosa credete di fare voi donne? Dove volete andare? E si rifiutò di correggermi il compito. Dovetti implorare l’assistente per fargli capire che, se non lo avesse fatto, non avrei potuto ottenere la triennale». Sembra un racconto surreale quello di Veronica Pellegrini, 37 anni, di Roma, ex studentessa alla Sapienza, che ricopre un ruolo chiave nel team che negli Usa sta realizzando il primo tassello di «Artemis», la missione che riporterà l’uomo e (per la prima volta) una donna sulla Luna.
Teramo, lui ebreo e lei cattolica: dalla valigia dimenticata spunta la storia degli amanti divisi dal nazismo
Una giovane coppia tedesca ai tempi di Hitler. Lei si chiamava Margarete Wagner e quando morì, lontano da lui, aveva appena 37 anni. Lui, Ignaz Hain, un giovane procuratore legale, ne aveva 42 quando, pensando a lei, due mesi dopo, chiuse gli occhi per sempre. Erano entrambi originari di Francoforte sul Meno.
La loro sarebbe stata una storia d’amore come tante altre se non fosse che Margarete era cattolica e «ariana» e Ignaz era ebreo. E questo il regime non lo sopportava.
Gli scatti del medico-fotografo: «Quelle ore magiche in attesa dell’orsa Amarena e dei suoi 4 cuccioli»
Lo sguardo circospetto, il passo lento ma sicuro, i suoi quattro cuccioli al seguito attenti come guardie del corpo. Sono passate le cinque del mattino di venerdì scorso e l’orsa Amarena passeggia tranquilla nel centro del paesino di Villalago, a quindici minuti dal lago di Scanno, nell’Aquilano.
Sembra solo un po’ impaurita dalla luce innaturale dei lampioni che brillano, all’alba, nel paese deserto.
Ricercatori, grazie a Stefania
Una borsa di studio per gli studenti meritevoli, per chi non ha avuto ancora un’occasione.
È l’ultimo dono della ricercatrice italiana Stefania Spanò, 47 anni, originaria di Pescara, professore ordinario all’Università di Aberdeen in Scozia, dove dirigeva un centro per lo studio dei batteri e della loro interazione con l’uomo da lei stessa fondato. Continua la lettura »
Stefania Tarquini, l’ingegnere italiana che lancia i satelliti per l’Europa
La scintilla si accese quando mamma Luisa portò per la prima volta lei e la sorella più piccola di tre anni, Cristina, a guardare le stelle cadenti sulla spiaggia di Tortoreto, in Abruzzo. «Era la notte di San Lorenzo, una notte magica, io guardavo quelle luci tuffarsi nel buio dell’orizzonte e sognavo di essere lì sopra»: Stefania Tarquini, 31 anni, teramana, una laurea in ingegneria spaziale conseguita nel 2012 al Politecnico di Milano, chiuse gli occhi ed espresse un desiderio. Quel sogno poi si è avverato.
Il caso del dipinto di Van Gogh in Abruzzo: «Non cercatelo, porta guai»
«Non cercate quel dipinto, non vi appartiene». È il 14 marzo 1979. Il sessantenne pittore teramano Guido Montauti, sul letto di morte, pronuncia le sue ultime parole e avvolge nel mistero la vicenda del ritrovamento della presunta tela di Van Gogh che, sette anni prima, gli aveva regalato la ribalta mediatica. A un secolo dalla nascita di Montauti, artista noto per aver fondato il collettivo ribelle «Il Pastore bianco» e attivo per un periodo anche a Parigi, la famiglia ammette di non sapere dove sia finita l’opera.
Giulia e il tè con la mamma nella casa risorta dal sisma
Eccole, sorridenti, mentre brindano con due tazze fumanti al loro ritorno a casa previsto per ottobre. Ogni 6 aprile, verso le 17, prendono il tè nella casa che il terremoto ha distrutto e che, lentamente, sta risorgendo. È un rito, un «inno alla vita», dicono mamma e figlia. Lo fanno da otto anni. Da quella terribile notte in cui il pavimento della stanza da letto dove dormivano cedette e, improvvisamente, si trovarono sepolte dai detriti e dalla polvere. Mezze morte. Concetta Giusti aveva quarant’anni, la figlia Giulia tre e mezzo. «Dormivamo nel letto matrimoniale — racconta Concetta — mentre mio marito, Nazareno, che aveva il turno presto la mattina e non voleva disturbarci con la sveglia, era nella camera della bimba. La signora in nero ci aspettava al piano di sotto ma non è riuscita a prenderci».









