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Viaggi, riti, epidemie: con «Graff-IT» muri e graffiti raccontano la storia

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Carlo Tedeschi mentre esamina un graffito nel Teramano

Cotidie lutum est caro hominis, ferrum est amor verbi Dei… Traduzione: ogni giorno la carne dell’uomo è fango, ferro invece è l’amore della parola di Dio. A scrivere, anzi a incidere questa frase su uno dei muri della chiesa di Sant’Egidio a Civitaretenga, nell’Aquilano, è un chierico vagante, forse un predicatore, che viaggiò molto, presumibilmente in condizioni difficili e ai limiti della resistenza fisica, tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500, e lasciò altri segni del suo passaggio (finora ne sono stati rintracciati in 33 chiese del centro Italia) per testimoniare la sua attività. Si definiva peritus in hominibus (esperto di uomini).

I suoi sono soltanto alcuni dei quasi cinquemila graffiti che sono stati individuati e studiati, nel corso degli anni, dal paleografo e docente dell’Università di Chieti-Pescara Carlo Tedeschi e dal suo gruppo.

Un lavoro iniziato da Tedeschi alla fine degli anni Ottanta, quando era ancora studente, e confluito di recente in «Graff-IT», un progetto quinquennale (si concluderà nel 2027) finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) nell’ambito del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea. L’obiettivo è indagare la presenza dei graffiti in Italia, dal settimo al sedicesimo secolo, rivalutandoli come fonte storica. Un progetto parallelo, sempre guidato da Tedeschi e denominato «Screnim», riguarda le scritte carcerarie ed è stato finanziato dal Ministero dell’Università.

«Stiamo parlando di scritte – spiega Tedeschi – ma anche di simboli. A differenza di altre fonti, i graffiti possono infatti trasmettere messaggi anche attraverso il disegno». Le diverse tipologie sono legate alle epoche. Ci sono le testimonianze devozionali lasciate a partire dal settimo secolo dai pellegrini che si muovevano sulla lunga distanza. Esempi sono quelle trovate nelle catacombe romane o nel santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo, sul Gargano, in alcuni casi di viaggiatori provenienti dalla Gran Bretagna. Dal quattordicesimo secolo, invece, si inizia a scrivere sui muri di chiese e monumenti per ricordare fenomeni meteorologici eccezionali, un terremoto o l’arrivo di una cometa, epidemie, il passaggio di eserciti che potevano mettere una comunità sul lastrico.

«Si passa – spiega Tedeschi – da una concezione circolare del tempo, legata alla ciclicità dei riti cristiani, a una concezione lineare che cala l’uomo nella storia attraverso i fatti che avvengono durante la vita della comunità». A volte, dietro queste testimonianze, si nascondono misteri. «Ricordo – racconta il paleografo – quando mi chiamarono a Tarquinia per interpretare i segni trovati nella Necropoli del Crocifisso prima del restauro. Alcune scritte, della prima metà del tredicesimo secolo, mi fecero pensare che era stato usato in varie occasioni come luogo di piacere, poi scoprii che erano state lasciate da una sola persona nel corso di un rito di accoppiamento tra uomini e donne. I personaggi maschili erano tutti frati. Questo getta luce su una pratica attuata da religiosi che era sfuggita alle altre fonti. Eppure, capita ancora oggi che il graffito storico presente sugli affreschi venga sistematicamente coperto con lo stesso colore dello sfondo o persino integrato con lo stucco».

Tedeschi cita un recente intervento di restauro realizzato nella chiesa di San Domenico a Città di Castello che «ha offerto l’occasione per riflettere su alcune pratiche seguite dagli operatori del settore, restauratori, ma anche funzionari e dirigenti ministeriali». Tutto bene, puntualizza il docente, «se non fosse che uno dei risultati di tale intervento è che i graffiti storici databili al sedicesimo secolo, che erano presenti sulla sua superficie, sono stati obliterati o comunque manipolati. Uno di essi, ad esempio, ricordava il passaggio di un viaggiatore tedesco di nome Erasmo. Evidentemente, il pensiero che ha guidato l’intervento dei restauratori deve essere stato quello che equipara quelle scritte a un danneggiamento dell’opera d’arte, al pari di un qualsiasi segnaccio fatto ai nostri giorni con il pennarello o la bomboletta spray. E invece andrebbe tutelato come qualunque altro manufatto di valore storico». Oggi il progetto Graff-IT non si limita alla catalogazione: sta creando un archivio digitale aperto che raccoglie e collega i graffiti ai loro contesti storici e geografici. Nei primi 18 mesi sono stati censiti circa 175 siti, dalla Basilica di San Francesco ad Assisi alla Cappella degli Scrovegni di Padova, fino ai lazzaretti di Venezia. Nel 2024 si è tenuta a Roma la prima conferenza internazionale dedicata a queste voci marginali della storia.

Nicola Catenaro

Pubblicato sul Corriere della Sera del 18 ottobre 2025

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di Nicola Catenaro

sabato 18 Ottobre 2025 alle 11:11

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