Bottega, Pagliaio e Cantina: il paese diventa museo. «Valorizziamo il territorio»
C’è la Bottega del Dopoguerra, che ha ospitato un emporio attivo fino alla fine degli Anni 60, quando il riuso e il riciclo erano pratiche indispensabili per sopravvivere. E c’è la Casa Medievale, tra le più piccole mai esistite, dato che misura solo 8 metri quadrati, realmente abitati fino alla metà dell’Ottocento da una coppia di contadini. Più in là si può visitare il Pagliaio, uno spazio dedicato alla «restanza», cioè al coraggio di coloro che hanno scelto di continuare a vivere nei piccoli borghi, lottando contro i limitati servizi e le scarse infrastrutture. Il percorso comprende anche la Cantina Annonnasè (un omaggio alle donne locali) e altre dodici «stazioni» di quello che è un museo a cielo aperto pensato per non dimenticare e per trasmettere alle generazioni future un patrimonio antico.
È il MuDi, il Museo Diffuso del Parco Regionale Sirente-Velino, con la sua sede principale a Goriano Valli, paesino abruzzese di circa 60 anime, frazione del comune di Tione degli Abruzzi, nell’Aquilano.
Un progetto di «give back», di restituzione di valore al territorio, nato poco più di un anno fa dall’iniziativa dell’imprenditore Fausto Di Giulio e di altri che, come lui, da Goriano sono andati via alla ricerca di lavoro e che oggi tornano per provare a salvare memoria e tradizioni. Ognuna delle sedici stazioni è dedicata a figure o concetti simbolici della cultura abruzzese: i ricordi di una civiltà montana millenaria che oggi rischia di scomparire a causa del progressivo spopolamento dei centri minori.
Da qui l’idea del MuDi, un’iniziativa non profit realizzata grazie alla collaborazione degli abitanti del territorio e al sostegno di alcune aziende. «Ho avuto questa idea durante il Covid – racconta Fausto Di Giulio – mentre mi divertivo a ricostruire l’albero genealogico della mia famiglia. I miei parenti mi inviavano foto e mi raccontavano storie. Ho iniziato a raccogliere testimonianze e a sensibilizzare altre persone. Avevamo il dovere di recuperare questo patrimonio».
Dall’idea alla realizzazione concreta il passo è stato breve. «Abbiamo individuato – prosegue Di Giulio – locali e stanze, raccolto oggetti e testimonianze e dato il tutto in comodato a una cooperativa di comunità, «Cuore delle Valli», che oggi gestisce le visite. Abbiamo creato un premio, il MuDi Awards, che con cadenza biennale assegna riconoscimenti a chi ci aiuta a valorizzare il territorio. L’obiettivo è unico: non far morire questo posto, che racchiude le nostre radici e la nostra storia, e tramandarlo alle generazioni future». Tra gli ultimi eventi, alcuni giorni fa, il primo «raduno delle coperte abruzzesi». Per un’intera giornata, le coperte hanno lasciato bauli e soffitte per tornare nello spazio pubblico, diventando il filo visibile di una comunità che si ritrova.
Nicola Catenaro
Pubblicato su Corriere della Sera del 21 dicembre 2025
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