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«Noi, cacciatori delle onde gravitazionali»

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Il team di Eugenio Coccia

Gli studenti arrivano alla spicciolata. Ci sono Akshat Singhal, 24 anni, e Imran Khan, 25, che pur provenendo rispettivamente da India e Pakistan (Paesi ostili tra loro) sono amici inseparabili. Akshat è innamorato della break dance e ha vinto anche dei premi da ragazzo. «It’s funny, è divertente» dice della sua passione. C’è Gang Wang, 30 anni, lui viene dalla Cina, nel tempo libero ama fotografare gli angoli nascosti della città, gioca a volley nella squadra della scuola. Poi c’è Shubhanshu Tiwari, 26 anni: è indiano e abita nella casa di una coppia di aquilani con cui passa anche il Natale giocando a carte. «I like torrone too much», confessa. C’è infine Lorenzo Aiello, 25 anni, che si divide tra l’astrofisica, il calcetto e il karate. «Sono cintura nera secondo dan» spiega. All’appello mancano Matteo Lorenzini, che ha qualche anno in più di loro e già lavora come ricercatore, e Viviana Fafone, docente universitaria a Tor Vergata.

Per il resto sono tutti qui, quelli del team delle onde gravitazionali, al numero 7 di viale Crispi, all’Aquila, dove un tempo c’era l’Isef e a preparare gli aspiranti insegnanti di educazione fisica arrivavano campioni come Pietro Mennea.

Al suo posto è sorto il Gran Sasso Science Institute, la scuola di dottorato internazionale nata dopo il terremoto come progetto sostenuto dall’Ocse e dalla regione Abruzzo e gestito dall’Istituto nazionale di fisica nucleare con la collaborazione dell’università dell’Aquila «per restituire alla città — dice il rettore, Eugenio Coccia, allievo di Edoardo Amaldi, uno dei ragazzi di via Panisperna guidati da Enrico Fermi — la propria vocazione culturale e scientifica». Poi è iniziato l’iter al ministero e oggi il Gssi è a tutti gli effetti una scuola universitaria superiore come la Iuss a Pavia, Normale e Sant’Anna a Pisa, Sissa a Trieste, Imt a Lucca. Le ultime tre hanno sostenuto il percorso della scuola abruzzese. Open space, biblioteche, sale riunioni, la scuola è aperta 24 ore su 24, festivi compresi, «per dare modo a chiunque voglia — spiega Elena Canovi, che al suo interno si occupa di divulgazione — di lavorare in piena libertà e sfruttando tutto il tempo disponibile». E così, nella città martoriata, tra polvere, ruspe e cantieri, il team di Eugenio Coccia ha dato il proprio contributo alla scienza nello sprint finale verso la scoperta delle onde gravitazionali. Gli 8 ricercatori, compreso il rettore che studia l’argomento da 36 anni, risultano infatti tra i firmatari del rivoluzionario studio a cui hanno partecipato oltre mille scienziati di tutto il mondo. Non è ancora ufficiale, ma nell’ambiente si dà per scontato che la «scoperta del secolo» riceverà il Nobel, quest’anno rinviato solo perché al momento dell’annuncio il termine di presentazione della candidatura era già scaduto.

La prima onda gravitazionale è stata percepita dagli interferometri di Ligo, negli Stati Uniti, il 14 settembre 2015, cent’anni dopo la previsione di Albert Einstein. «Un momento storico per la scienza e l’umanità intera — racconta Coccia —: abbiamo acquisito la possibilità di percepire le vibrazioni dello spazio-tempo. D’ora in poi non solo vedremo il cosmo, ma ascolteremo le sue vibrazioni, la sua musica». L’astrofisica è solo uno dei campi in cui si cimentano i 120 giovani dottorandi, provenienti da tutto il mondo, che partecipano alle ricerche del Gssi. Gli altri sono la matematica applicata, l’informatica e le scienze urbane. I ricercatori del team delle onde gravitazionali rispetto agli altri sono sempre in giro tra i vari siti dove vengono effettuate le rilevazioni, tra questi l’osservatorio Virgo di Cascina, a Pisa, nel sito dell’European Gravitational Observatory. Akshat scrive alla lavagna la formula delle onde gravitazionali. Lorenzo ci racconta di quando, l’anno scorso, sconfissero a calcetto i colleghi dei Laboratori del Gran Sasso. I geni che studiano i misteri dell’universo, visti da vicino, sono ragazzi normali.

Nicola Catenaro

Da “Corriere della Sera”, 23 novembre 2016

di Nicola Catenaro

mercoledì 23 Novembre 2016 alle 14:06

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