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Ricercatori, grazie a Stefania

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Stefania Spanò

Una borsa di studio per gli studenti meritevoli, per chi non ha avuto ancora un’occasione.

È l’ultimo dono della ricercatrice italiana Stefania Spanò, 47 anni, originaria di Pescara, professore ordinario all’Università di Aberdeen in Scozia, dove dirigeva un centro per lo studio dei batteri e della loro interazione con l’uomo da lei stessa fondato.La professoressa è morta improvvisamente per un aneurisma lo scorso 3 settembre, al termine di un congresso nel suo ateneo, ma continuerà a vivere nelle speranze, nei sogni e nella passione di tanti studenti. Oltre che nel cuore delle persone alle quali, seguendo una sua precisa volontà, gli organi sono stati donati. «Nonostante avesse ormai raggiunto il successo – racconta il marito, Massimiliano Baldassarre – non aveva dimenticato quanto importanti fossero state le prime borse di studio che le avevano aperto le porte alla ricerca internazionale. Così è partita l’idea di una borsa a lei intitolata da assegnare a una giovane ricercatrice abruzzese o molisana, condivisa dalla Fondazione abruzzese per le scienze della vita, una volta fondazione Mario Negri Sud, la stessa che sosteneva le attività del consorzio omonimo in cui Stefania e io avevamo iniziato a lavorare e dove a lei sarebbe tanto piaciuto tornare».

Dai sogni ai progetti
Da Santa Maria Imbaro, sede dell’ex centro di ricerche biomediche chiuso ormai da quattro anni, Stefania era partita piena di speranze. «Aveva l’incredibile capacità – prosegue il marito – di tramutare i sogni e i progetti in cose concrete. Si può ottenere tutto, diceva, se ci si rimbocca le maniche». Dopo la laurea con lode a Bologna in Biologia, proprio al Mario Negri Sud ottiene la borsa di studio della Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro che le spalanca le porte di un dottorato internazionale. Lei e Massimiliano si trasferiscono alla Yale University, negli Stati Uniti, dove i suoi articoli sulle interazioni molecolari tra batteri e cellule infettate, in particolare il batterio Salmonella Typhi, agente della febbre tifoidea, vengono pubblicati anche dalla prestigiosa rivista Science. «In quel periodo è nata nostra figlia, Isabella. E lei sapeva essere speciale anche nel ruolo di madre, presente e premurosa senza che ciò minimamente influenzasse la sua carriera» ricorda lui. Nel 2013 Stefania torna in Europa diventando professore associato all’Università di Aberdeen, in Scozia, e in pochi anni riesce a mettere su un programma di ricerca che conquista finanziamenti per milioni di sterline, incluso il prestigioso finanziamento europeo Erc. Poi l’incarico da professore ordinario e il centro scientifico da lei fondato. Con Massimiliano sempre al suo fianco.

Gara di solidarietà
«Mi ricordo ancora quando venne all’istituto e le offrimmo quella prima occasione – ricorda oggi Andreina Poggi, direttrice della Fondazione abruzzese per le scienze della vita – da borsista. Era una persona buona, speciale». Stefania è stata ricordata con una cerimonia laica, a Pescara, mentre già iniziava la gara di solidarietà nel suo nome. Le donazioni possono essere fatte alla Fondazione abruzzese tramite il sito https://www.abruzzoscienza.it o direttamente sulla sua pagina Facebook.

Nicola Catenaro

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di Nicola Catenaro

martedì 15 Ottobre 2019 alle 14:28

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