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Archivio per la categoria ‘Ritratti’

Da Teramo a Singapore passando per il Giappone

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Enrico Pelillo

Enrico Pelillo

C’è paese e paese. Ma di casa ce n’è una sola. C’è tuttavia chi, pur distinguendo i due concetti, si sente cittadino del mondo. E, privo di quella diffusa malattia che viene scambiata per attaccamento alle radici ma forse è più simile (banalmente) a uno stato di pigrizia mentale, va libero per il mondo perchè del globo intero e non di una parte di esso si sente a pieno titolo abitante. Uno di questi è Enrico Pelillo, un allegro e divertente professionista teramano che non ha avuto paura di aprire la propria mente quando di globalizzazione, soprattutto nel mercato del lavoro, non si parlava ancora. Lo abbiamo intervistato via facebook e così le sette ore di differenza a nostro svantaggio quasi non si sono avvertite.

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Scritto da Nicola Catenaro

venerdì 20 febbraio 2015 alle 8:33

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Il teramano che allena i super campioni del basket

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Giustino Danesi de Luca

Giustino Danesi de Luca

Conosco Giustino Danesi de Luca da quando eravamo al liceo. E lo ammiro per la sua ironia, la sua intelligenza e il carattere estroverso. All’epoca, però, ero molto più impressionato dalla grazia e dalla potenza con cui, nelle gare dei 110 ostacoli, superava le barriere. Giustino Danesi non è molto alto. E aveva (e ha) una muscolatura possente che, forse, poco si adattava alla sua specialità. Eppure, da ostacolista, sprigionava l’eleganza e la forza di un giaguaro. Una saetta micidiale, precisa e velocissima. Da molti anni sono più abituato a vederlo impegnato ai bordi del parquet con la sua Armani Milano. La forza. Il suo pallino.

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Scritto da Nicola Catenaro

sabato 07 febbraio 2015 alle 0:58

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«Vi racconto onde gravitazionali e futuro dell’Aquila»

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Eugenio Coccia, direttore del GSSI

Eugenio Coccia, direttore del GSSI

Eugenio Coccia non è solo uno scienziato. Nella sua carriera, iniziata al fianco di Edoardo Amaldi, uno dei Ragazzi di via Panisperna (il gruppo di studio guidato dal premio Nobel Enrico Fermi), vanta anche esperienze da manager  di centri di ricerca.

L’ultima in ordine di tempo è la direzione del Gran Sasso Science Institute, sorto a L’Aquila dove c’erano una volta le palestre dell’Isef e più di recente gli uffici della ricostruzione. Il presente della struttura è invece rappresentato da open space, biblioteche, sale riunioni. E dall’impegno di quasi un’ottantina di studenti provenienti da tutto il mondo.

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«L’esperienza più strana? La radiografia a un pitone»

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Romina Di Costanzo

Romina Di Costanzo presidente Ordine dei veterinari teramani

Romina Di Costanzo, quando e come è nata la sua passione per la medicina veterinaria?

«Sembrerà una banalità, ma fare il veterinario era davvero il mio sogno di bambina».

Come è diventata medico veterinario?

«Intanto l’inizio è stato un po’ travagliato; non posso parlare di una vera opposizione da parte dei miei genitori ma mio padre fino all’ultimo ha cercato di convincermi a studiare medicina. Non ce la vedeva una figlia a fare un lavoro che per lui sembrava duro, pesante e forse ai suoi occhi non così prestigioso. Ha tuttavia capitolato di fronte alla mia fermezza e ha poi sopportato grandi sacrifici insieme a mia madre per mantenermi agli studi».

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Scritto da Nicola Catenaro

venerdì 09 gennaio 2015 alle 10:50

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L’avvocato “velista” che gareggia solo in serie A

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Sergio Quirino Valente

Sergio Quirino Valente

Non è Sergio Valente il parrucchiere delle dive, scherza lui, ma Sergio Quirino Valente. Avvocato di quarta generazione: padre avvocato, nonno idem, persino il bisnonno esercitava la professione. “Avvocato velista” si definisce, ma è sempre la sua vena ironica a farla da padrone. Grande organizzatore, ha tre passioni fondamentali: la legge (di cui vive), lo sport e la musica.

Sergio Quirino Valente, iniziamo dall’uomo di legge. Come è diventato avvocato?

«Devo dirle la verità: nella mia testa non dovevo fare l’avvocato. Mio padre, per sua passione, mi aveva indirizzato verso due strade: la musica e gli studi di giurisprudenza. Così mi diplomai in pianoforte e mi laureai in legge. Ma la mia vita era la musica. E io onestamente pensavo che avrei fatto il musicista. A venticinque anni, però, mio padre morì e la mia vita cambiò. Rimasi con mio zio, anche lui avvocato. Ma sentii ugualmente una grande responsabilità sulle spalle. Era il 1980. Da lì è iniziata la mia carriera».

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Scritto da Nicola Catenaro

venerdì 12 dicembre 2014 alle 10:24

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Chionchio, l’handball e quell’occasione sprecata

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Franco Chionchio

Franco Chionchio

Qualche anno fa, a Milano, davanti a una gigantesca cotoletta, un collega mi disse: «Ah, sei di Teramo… Che fa ora il grande Chionchio?». Non sapevo rispondere e mi vergognai un po’. Non mi sono mai occupato molto di sport (basket a parte) e conoscevo solo di nome Franco Chionchio. Colpa mia. I giornalisti dovrebbero sapere tutto o quasi della propria città, osservarla in ogni sua espressione e conoscerne la storia. Nascosi l’umiliazione dietro l’orgoglio per il fatto che lui, Chionchio, avesse portato il nome di Teramo molto al di fuori dei confini regionali. Il collega, che allora dirigeva la redazione milanese di La7, mi parlò della sua ammirazione per l’ex capitano (e futuro allenatore) della Nazionale italiana di pallamano. È trascorso un po’ di tempo, credo di dovere questa intervista all’uomo e, forse, anche al giocatore.

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Scritto da Nicola Catenaro

sabato 29 novembre 2014 alle 17:33

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«Il vino era il sogno di mio padre, io l’ho realizzato»

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Nicola Di Sipio brinda con il suo champagne

Nicola Di Sipio brinda con il suo champagne

«Rigeneravo ganasce usate che poi vendevo alle officine meccaniche», racconta Nicola Di Sipio nella pace della sua tenuta, un’oasi di verde poco sotto Ripa Teatina, tra Chieti e Pescara.  Da qui si vede anche il mare, una bellezza. Il futuro imprenditore parla di quando aveva 29 anni, un diploma di perito tecnico industriale in tasca e tanta determinazione. Cercava un lavoro, il “suo” lavoro. Non immaginava, Nicola, figlio di un mezzadro, dove sarebbe arrivato. E soprattutto che, a metà  del percorso, i successi imprenditoriali gli avrebbero consentito di realizzare anche i sogni del padre: acquistare la tenuta dove lavoravano insieme e farne un gioiellino capace di produrre e vendere vini di qualità anche all’estero.

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Scritto da Nicola Catenaro

venerdì 31 ottobre 2014 alle 10:35

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L’architettura è un sogno grande ventimila metri quadri

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Alessandro Spitilli (foto di Luca Lomazzi)

Lo confesso : non conoscevo Alessandro Spitilli (in verità conosco da sempre suo fratello Gianfranco, l’antropologo) e non sapevo che, nella cerchia non troppo ampia degli architetti italiani che si stanno facendo notare in Francia a fianco di grandi progettisti, c’è anche lui.

Alessando è preciso, per lui le parole valgono il significato che valgono. E servono a chi le pronuncia per non tralasciare nulla di sè, anche se costrette nella necessaria e sintetica economia di un servizio giornalistico. Considerate dunque la conversazione che  segue una specie di autointervista coordinata alla meglio da chi scrive. 

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Mark Kostabi, 11 settembre prima e dopo

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Mark Kostabi

Lo schianto. Il fuoco e il fumo. I vetri che esplodono. L’acciaio che collassa. Le Torri, simbolo dell’America a stelle e strisce, che vengono giù sciogliendosi come burro. Il terrore. La consapevolezza di una debolezza mai così vicina e odiosa. L’11 settembre 2001 ha trafitto un prima e un dopo nel cuore della Grande Mela e di ogni cittadino degli Stati Uniti. Ce lo ricorda, a tredici anni di distanza dagli attentati che costarono la vita a circa tremila persone, Mark Kostabi, pittore e compositore, americano di nascita e italiano (si può ormai dire) d’adozione. A New York deve la sua fama artistica, ora apprezzata in tutto il mondo. Kostabi è di casa in Abruzzo e in particolare a Civitella del Tronto. Così, anche se lui è a Otranto quando risponde alle nostre domande, è come se questa chiacchierata si fosse svolta all’ombra del Gran Sasso.

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Scritto da Nicola Catenaro

venerdì 12 settembre 2014 alle 0:14

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«Il fanciullino non è come ce lo raccontano a scuola»

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Francesca Florimbii

Francesca Florimbii è nata a Teramo ma vive e lavora a Bologna. Per amore (diremmo) di Carducci e Pascoli (che peraltro insegnarono nel suo stesso ateneo), dato che la sua attività di ricercatrice e docente di filologia della letteratura italiana si è da sempre indirizzata verso lo studio di questi e altri importanti autori italiani situati tra Ottocento e Novecento.

Il risultato sono un bel po’ di pubblicazioni che ruotano intorno a un argomento non facile ma molto affascinante. La incontriamo nella sua città di origine, alcuni giorni prima di convolare a nozze con il marito, bolognese, nella chiesetta di Castagneto dove si sposò anche la madre.

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Scritto da Nicola Catenaro

giovedì 24 luglio 2014 alle 23:52

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