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«Poesia e teatro in strada con la bici-biblioteca»

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Fiona Sansone in "Bella e Bestia" (foto di Fotografia 60)

C’era una volta la MitoVelò… Anzi, c’è ancora e, a giudicare dalla giovane età e dal suo talento, ha ancora molte cose da dire. Ne sa qualcosa l’ideatrice di questo progetto poetico e un po’ magico.

Si chiama Fiona Sansone, è teramana, e si occupa prevalentemente di teatro per ragazzi come autrice, interprete e regista. Quando passa lungo le strade di Roma con la bici-biblioteca e si ferma a leggere le storie di Elliot, è difficile resisterle.

È un po’ come sentirsi ammaliati da un canto ancestrale, una vocina interiore di pura bellezza che supera qualsiasi divario o richiamo generazionale.

Fiona, come inizia la sua passione per il teatro?

«Inizia per un’intuizione fulminante avuta da piccola, un grande amore per i musical e, in particolar modo, per i film di Charlie Chaplin e Shirley Temple».

Ricorda qualche titolo?

«”Il monello” e, sopra ogni cosa, “Il Grande Dittatore” che ho portato da adulta sul palcoscenico e che in qualche modo ha iniziato a farmi conoscere a Roma».

E questa sua passione di bambina come si è sviluppata?

«Grazie a due grandi maestri: Annino Di Giacinto per la danza classica e moderna e Mariella Converti per il teatro. Mariella mi aprì le porte della sua scuola di teatro pur essendo io ancora molto giovane. Avevo solo undici anni. Successivamente ho anche seguito i corsi di Spazio Tre di Silvio Araclio, un’esperienza durata un paio di anni».

E dopo?

«Mi sono diplomata qui, a Teramo, al liceo classico e poi sono andata a Roma, dove ho frequentato l’università in Dams, a Tor Vergata. Contemporaneamente, seguivo i corsi dell’Accademia di teatro integrato che curava anche la pedagogia per l’infanzia, cosa che è stata sempre al centro dei miei interessi».

Fiona Sansone e la MitoVelò (foto di Fotografia '60)

Attratta da molteplici interessi artistici. È così?

«Non mi sono fatta mancare niente, in effetti. Nel mio curriculum c’è anche il conservatorio nella classe di sassofono. Che, se dovessi stilare una classifica, sarebbe al secondo posto dopo il teatro. Anche se il mio percorso di musicista, da Roma in poi, è proseguito da autodidatta».

È stata dura all’inizio la scelta teatrale?

«Sì. Ed è un mito da sfatare quello degli artisti che si svegliano a mezzogiorno. A Roma, che spesso si trasforma in una giungla, tocca svegliarsi per primi ed essere in ogni luogo prima degli altri. Per quanto mi riguarda, poi, il fatto di aver scelto, crescendo, il teatro per ragazzi e non il teatro tradizionale, ha in qualche maniera accentuato le solite difficoltà degli inizi».

C’è solidarietà tra colleghi nella gavetta da attori e operatori del teatro?

«Direi proprio di no (risate). Ed è molto più complicato quando scegli di non stare sul palcoscenico ma dietro le quinte. Ma il vero problema della gavetta è che non ci sono più i maestri. La mia generazione, quella dei trentenni, è forse l’ultima che è riuscita ad acciuffare qualcuno di storico o vicino allo storico per imparare un mestiere che, alla fine, è puro artigianato».

Il teatro per ragazzi che epoca vive?

«Il teatro per ragazzi ha avuto un mega boom negli anni Ottanta, oggi siamo un po’ fagocitati dalla televisione e, quindi, anche il linguaggio della pedagogia teatrale per i ragazzi subisce tanto sia questa influenza sia lo sguardo che i ragazzi non hanno più».

Quando e come è nata la compagnia che ha fondato insieme alla sua collega Flavia Gallo, la “GalloSansone” appunto?

«È nata nel 2011, dopo tanta gavetta e per un caso molto fortuito. Io e Flavia avevamo orari molto diversi al centro interculturale Eufemia di Roma (uno spazio di incontro, formazione ed educazione per italiani e migranti che fa capo a Ruota Libera, cooperativa e compagnia storica di teatro per ragazzi, ndr) dove tuttora lavoriamo. La nostra coordinatrice ebbe un’intuizione e disse: dovete conoscervi. Da quell’incontro, che altrimenti non sarebbe avvenuto, sono nati la nostra collaborazione e i nostri progetti».

Fiona Sansone durante l'intervista concessa a Storieabruzzesi.it

Parliamo della Elliot MitoVelò, che a Roma le è valsa anche l’attenzione del Corriere della Sera. Di che si tratta?

«È una bici-biblioteca. Ed è l’ultimo progetto della compagnia Gallo-Sansone e dell’associazione Ersilio M., che è la nostra produzione. A dicembre compirà un anno».

Perché una bici-biblioteca?

«Beh, l’idea è nata innanzitutto dal fatto che io non guido. E la Elliot MitoVelò mi è sembrata subito un buon modo per fare spettacolo da una parte raggiungendo più pubblico possibile e, dall’altra, aggirando la crisi e la regolamentazione infernale che esiste in Italia per il teatro di strada. C’è poi il mio amore smisurato per la letteratura, soprattutto quella per ragazzi, ad aver creato le condizioni favorevoli per far decollare il progetto».

Si chiama così perché?

«Mito sta per narrazione, Velò per bicicletta. Elliot, invece, deriva sia dal nome del bambino che accompagna E.T. sulla luna in bicicletta sia da quello del drago, molto famoso, di un cartone animato della Disney degli anni Settanta a cui sono molto affezionata».

Cosa  intende rappresentare con Elliot?

«Il binomio tra la vita reale e un Fortunadrago che interviene nella vita del bambino per spiegarli alcune cose quando altre vengono meno. Nello spettacolo più teatrale, le tappe che immaginiamo sono sette e corrispondono, fondamentalmente, alle tappe che un bambino supera prima di diventare grande».

Tappe di un percorso che inizia dove?

«Le tappe sono immaginate all’interno di un piatto di virtù, il che la dice lunga sulle mie origini teramane, soltanto che qui si tratta di virtù per l’infanzia. E la prima virtù della ricetta è quella di sapere da dove veniamo. Io inizio raccontando la storia e le origini di mio padre, che era aquilano e abitava vicino al centro della città, in piazza Duomo. La storia parte dal condurre il bambino di fronte al Mammut, esperienza che la tradizione aquilana assimila all’ingresso nella società da cittadini, un po’ come l’usanza teramana di raccogliere la prima neve e metterla nella culla».

Come avere la MitoVelò?

«È semplice. La si può prenotare o incontrarla per caso lungo la strada».

È un servizio che si paga?

«Normalmente, quando si va per strada, raccogliamo offerte a cappello, il che vuol dire che se ti imbatti nella bici-biblioteca per caso e assisiti allo spettacolo e alle letture, se puoi, lasci un’offerta».

Fiona in strada a Teramo (foto di Elena Di Marco)

Ha mai provato a realizzare i suoi progetti a Teramo?

«Sì, nel 2006. Fu in occasione della “Notte bianca”. Bussai a diverse porte, senza esito e senza trovare spazi, tutti all’apparenza già impegnati. Nel mio girovagare giunsi anche in Provincia, dove il presidente, che allora era Ernino D’Agostino, mi aprì le porte del giardino dell’ente e mi offrì tutta la disponibilità e i servizi di cui avevo bisogno per le prove del nostro spettacolo, prove che durarono più di un mese. Non dimenticherò la sua gentilezza».

Che spettacolo mise in scena?

«Lo spettacolo si chiamava “Edereko” ed era la composizione di tutte le drammaturgie sull’Elettra, in un percorso tra drammaturgia classica e contemporanea. Con me, sul palco, c’erano Mariangela Celi, Fausta Di Berardo, Pasquale Di Pierro, il quale mi diede una mano nella regia, Gianluca Marcellusi, Emanuela Valiante. Le musiche erano di Stefano de Aloysio, le scene e i costumi di Sara Ciapica mentre fonica e aiuto scenografo era Enza Di Matteo ».

Ha realizzato altri progetti a Teramo?

«Ho collaborato successivamente con il primo festival letterario “Più Libri Più Liberi”, organizzato dall’associazione “Empatia” sempre nei giardini della Provincia».

E con la sua MitoVelò?

«Sì, recentemente. Per il nuovo teatro occupato. È stata l’unica cosa che ho fatto a Teramo dopo quelle esperienze. Fui costretta a continuare in strada per via dell’intervento degli agenti di polizia. C’erano tanti bambini. Un episodio imbarazzante».

 

CHI È

Fiona Sansone si laurea in DAMS – Discipline Arti Musiche e Spettacolo (Roma Tor Vergata), ottiene il Master “Il Clown nelle strutture socio-sanitarie” all’Università Roma Tre e il Diploma professionale di Regia teatrale presso l’Accademia dell’Attore Teatro Integrato Internazionale di Roma. Formatasi successivamente con il teatro civile di Ninni Bruschetta e il teatro partecipato di Veronica Cruciani, si dedica principalmente alla didattica teatrale sia per l’infanzia sia per gli adulti; ha coordinato a Roma, dal 2011 al 2013, il Centro per l’infanzia “Giocare sul serio”, insegna nel Lazio e in Abruzzo per tutti gli ordini dell’istruzione pubblica. Ha insegnato Recitazione all’Università di Teramo e ha collaborato, come docente, nei Corsi di Aggiornamento in Teatro D’Animazione Pedagogia e Didattica Teatrale per l’Università Roma Tre – Scienze della Formazione. Vanta numerose collaborazioni con Biblioteche di Roma e Teatro di Roma, nell’ambito di progetti sullo sviluppo e la promozione della lettura e dell’arte a teatro. Per la Compagnia GalloSansone, di cui è cofondatrice, firma la regia insieme a Flavia Gallo de: “La Parabola della Croce Storta” e “Bella e Bestia”.

Nicola Catenaro

Intervista pubblicata su “La Città Quotidiano” del 29 maggio 2014

di Nicola Catenaro

venerdì 30 maggio 2014 alle 8:00

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