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L’appello di Chiodi: «Ora restituitemi la mia dignità»

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Letizia Marinelli e Gianni Chiodi

Ora «restituitemi la dignità»: dopo le accuse di aver usato fondi pubblici per spese private e rimborsi di somme non dovute, e la rivelazione sulla tresca con una ragazza assunta poi dalla Regione, il governatore dell’Abruzzo, Gianni Chiodi, parla ai giornalisti. Una conferenza stampa, quella organizzata per mercoledì mattina a Pescara, voluta per spiegare i contenuti dell’interrogatorio che si è svolto martedì in Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla rimborsopoli abruzzese che vede indagate, oltre al presidente, altre 24 persone.

Anche se l’inchiesta ha nel mirino i rimborsi gonfiati, sono i dettagli sulla sua relazione clandestina, quelli che hanno attirato di più l’attenzione dei cronisti e dei curiosi. «Si possono fare degli errori, l’importante è ammetterli: su questi aspetto non mi sono sottratto, ma non hanno mai influito sulla mia attività istituzionale», ha sottolineato Chiodi.

E ai cronisti che gli hanno chiesto con che spirito rientri in casa la sera, il presidente ha risposto «entro a casa mia perché lì trovo gli affetti».Sotto i riflettori c’è soprattutto la notte trascorsa all’Hotel del Sole a Roma, vicino al Pantheon: era il 15 marzo 2011, e Chiodi aveva occupato la stanza 114 in compagnia di una donna che non era sua moglie. Si tratta di Letizia Marinelli, che due mesi dopo avrebbe visto il suo curriculum preferito a quello di altre 22 concorrenti, ottenendo così un incarico pubblico quadriennale alle Pari opportunità regionali. La Regione Abruzzo per quella notte ha rimborsato il soggiorno di due persone, 340 euro. Ma Chiodi si difende: «Che si trattasse di due persone e che quindi non ci sono stati raggiri lo conferma la fattura». Secondo Chiodi, dovevano essere gli uffici a estrapolare il rimborso per il suo pernottamento e rimborsargli solo quello. Respinta anche ogni accusa di favoritismo per la misteriosa amante («Da parte mia nessuna influenza che potesse determinare un favoritismo. Questo lo accerterà la Procura») e per sua sorella, Simonetta Marinelli, assunta a tempo determinato nella segreteria dell’assessore regionale al Personale, Federica Carpineta. «E’ discrezionale, ma è nella facoltà dell’assessore. Le segreterie degli assessori – ha concluso Chiodi – da sempre, in tutte le Regioni, hanno diritto ad avere uno staff politico di fiducia per il tempo di durata della carica di assessore».

«Voglio dire agli abruzzesi che non c’è accusa più infamante di essere considerato una persona che fa la cresta sui rimborsi. Non c’è. E quindi su questo punto spero di aver chiarito tutto e spero anche che di questa cosa la Procura possa tener conto». Per il capo d’imputazione di peculato ed eventuale truffa l’ammontare al centro dell’inchiesta della Procura di Pescara per il governatore dell’Abruzzo, Gianni Chiodi, «è di 29 mila euro con una contestazione di 184 missioni di cui 164 a Roma e le altre in Italia e all’estero». Oltre alle missioni romane a Chiodi vengono contestate, tra le altre, quelle di Milano, Arezzo, Taormina, Parigi e Nizza. Il governatore ha spiegato che le contestazioni derivano dal fatto che le missioni vengono indicate «con una generica dicitura di incontro istituzionale. Una pratica consolidata da 20-30 anni». Il governatore ha inoltre sottolineato che le missioni all’estero e in Italia «sono state facilmente ricostruite», si sta procedendo con quelle di Roma «che al 99% sono relative a missioni istituzionali o di rappresentanza correlate alle mie quattro cariche», nei quattro anni oggetto dell’inchiesta (2009-2012).

Nel 2009 Chiodi vola negli States per l’assemblea annuale dell’associazione degli italo americani negli Stati Uniti, a cui partecipano anche Hillary Clinton e Nancy Pelosi. Secondo il governatore, la moglie sarebbe stata legittimata ad andare con lui a Washington, «perché era invitata con me, come consuetudine in occasioni di rappresentanza di questo livello», ha specificato il presidente. Il costo del biglietto in business class è stato di circa 2.800 euro. All’epoca Chiodi ritenne «assolutamente inopportuno» che la Regione dovesse sopportare il costo del biglietto della moglie, «pur avendone diritto», per cui decise di pagare di tasca propria e chiese che la fattura della moglie venisse intestata a lui.A dimostrazione, il presidente della Regione ha esibito alla Procura, ha detto oggi, copia della corrispondenza intercorsa tra la sua segreteria e l’agenzia di viaggi per la richiesta dei due biglietti aerei con fatture diverse, le note contabili della Regione, la copia del bonifico bancario dal suo conto personale a favore dell’agenzia per pagare il biglietto della moglie, la documentazione che attesta l’avvenuto incasso da parte dell’agenzia del bonifico effettuato dal suo conto corrente, sempre per il biglietto della moglie. «Non ho approfittato dei fondi regionali se non per scopi di carattere istituzionale – ha concluso Chiodi – e sono convinto che la Procura ha gli elementi per una valutazione serena» sulla base di tutta la documentazione che ha consegnato.

Nonostante l’inchiesta sia ancora in corso, Chiodi è convinto del suo futuro politico: « Ho sentito Berlusconi e non ho alcun dubbio sul fatto che sia io il candidato di centrodestra. Noi siamo pronti ad affrontare la campagna elettorale. Pronti a fare una campagna che dica quelle che sono le cose fatte in Abruzzo e ciò di cui l’Abruzzo ha bisogno».

Da Corriere.it del 5 febbraio 2014

di Redazione

mercoledì 05 febbraio 2014 alle 18:55

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