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Morro d’Oro, “nuova” musica dall’organo del ‘700

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Roberto Marini

E’ tornato suonare, domenica 8 settembre alle ore 19,00, presso la chiesa dei SS. Salvatore e  Nicola, a Morro d’Oro, uno storico organo settecentesco; parliamo di uno dei cinquanta strumenti costruiti da Adriano Fedri, esponente di una illustre famiglia di organari di Atri, di origini marchigiane. «Il restauro, curato da Eligio Bevilacqua di Sulmona, è merito di tanti, ma soprattutto della Comunità morrese», ha correttamente puntualizzato il parroco Don Julio Rosignoli che ha coordinato anche i recenti interventi alla magnifica chiesa a tre navate, danneggiata dal sisma del 2009. Alla tastiera dello strumento, l’ormai celebre concertista teramano Roberto Marini.

Il concerto di inaugurazione si è aperto con una Toccata di Girolamo Frescobaldi che, già alle prime note, ha suscitato un caldo quanto irrituale applauso.

Sono seguite note composizioni di Sarti, Arcadelt, Donizetti, Franck e Bach. Ad affiancare in alcuni brani il solista, il Coro “Cantacuore” di Castelbasso diretto, con la consueta serietà e competenza, dal maestro Italo Luciani, docente presso l’lstituto Superiore di studi musicali “G.Braga” di Teramo.

Nell’intervallo del concerto, la prolusione dello storico locale prof. Giovanni Di Leonardo ha offerto, al numeroso pubblico, alcune notizie sui Fedri e curiosi aneddoti su Adriano.

Interessante, infine, la relazione tecnica del restauratore che è dovuto intervenire, ricostruendo alcune parti mancanti a causa di un restauro poco ortodosso, effettuato nel 1949.

L’organo di Morro d’Oro risale al 1758. Si tratta di uno strumento ancora di impostazione barocca. Ma non dobbiamo aspettarci, viste le sue ridotte dimensioni, le grandi sonorità degli strumenti di  J. S. Bach e soprattutto di quelli moderni che, in alcuni casi, sono dotati di  5 o 6 tastiere.

Johann Sebastian Bach (1685 -1750) è, ancora oggi, il maggiore compositore per organo (e non soltanto), eguagliato, solo nel ‘900, da Max Reger, compositore bavarese del quale Marini, nell’opera omnia per organo appena pubblicata, ci regala una magistrale interpretazione.

In realtà l’organo di Morro d’Oro, come in genere tutti gli organi italiani sino alla fine dell’800, nasce per l’accompagnamento corale. Ci preme sottolineare, inoltre, che in occasione del restauro, viste anche le dimensioni della chiesa, avremmo preferito la collocazione in abside; luogo dove anticamente venivano concepiti, per ottimizzarne la resa sonora, gran parte di codesti strumenti e dove, probabilmente si trovava, sino ai primi dell’800, anche il nostro Fedri.

Nel primo ottocento, infatti, la musica operistica, allora in gran voga, aveva “invaso” anche la liturgia. Di qui la decisione delle autorità ecclesiastiche – peraltro comprensibile – di allontanare il re degli strumenti dal presbiterio o dal transetto. Questo genere di eccessi furono troncati con il “Movimento Ceciliano” che, tra ‘800 e ‘900, riformò la musica sacra, riproponendo, con l’approvazione di papa Pio X, la grande tradizione del canto Gregoriano e della polifonia rinascimentale.

Nel concludere, esprimiamo sinceri rallegramenti per la riuscita dell’evento, a cui hanno presenziato – sempre sensibilissimi – il Vescovo diocesano Michele Seccia e il Vicario generale Don Davide Pagnottella, oriundo del paese, augurando alla  Parrocchia una Corale degna del rinato strumento; un giusto tributo all’impegno del Reverendo parroco e dei generosi cittadini di Morro d’Oro.

di Valerio Pichini

martedì 17 settembre 2013 alle 16:04

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