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«Dell’Aquila non importa a nessuno, via il tricolore»

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Massimo Cialente

«Qui stiamo letteralmente crepando ma dell’Aquila non frega niente a nessuno». Parole del sindaco, Massimo Cialente, il quale lunedì ha annunciato di voler rispedire la fascia da primo cittadino al presidente della Repubblica e di aver ordinato a una squadra di operai dell’ente di rimuovere le bandiere tricolori da tutti gli edifici del Comune. Scuole comprese. Perché, ha detto nel corso di una conferenza stampa, lo Stato ha abbandonato L’Aquila.

Uno «Stato assolutamente insensibile, privo di solidarietà e del senso stesso dell’emergenza che stiamo vivendo, una disperazione che non finisce mai». Parole dure, come quelle messe nero su bianco nella lettera che lo stesso Cialente, con il sostegno dell’intera giunta, ha inviato al Capo dello Stato, al presidente del consiglio Enrico Letta e ai ministri interessati.

«Sono quattro anni che la ricostruzione non parte – scrive il sindaco dell’Aquila- , quattro anni che la città, uno dei centri storici più importanti d’Italia, è deserta, distrutta. Muta testimonianza dell’inefficienza del sistema Paese. Dopo la vergognosa parentesi del commissariamento, finalmente, con la legge cosiddetta Barca, gli strumenti per la ricostruzione sono passati ai Comuni». Un segnale importante, secondo Cialente, da cui si è ripartiti con maggiore determinazione. «Ci siamo dati da fare – prosegue il sindaco nella sua nota -, abbiamo cercato, nonostante le mille difficoltà, di avviare a definizione migliaia di progetti, perché l’imperativo fosse ridare una casa ad oltre quarantamila sfollati e restituire il centro storico alla sua vita. Alla sua dignità». Le speranze di ripartire si scontrano presto con un’altra realtà. «Dal mese di ottobre – si legge ancora nella lettera – sono finiti i soldi. Dal mese di ottobre i cantieri che erano aperti hanno dovuto sospendere i lavori ed oltre duemila progetti, pari ad oltre 300 grandi condomini e 60 aggregati, aspettano solo il finanziamento per poter riprendere l’attività di ricostruzione. Dietro a questi numeri vi sono migliaia di famiglie che attendono».

Un’attesa che logora le speranze dei cittadini aquilani. I quali, fino a qualche tempo fa, speravano di poter ottenere i 985 milioni di euro previsti dalla delibera CIPE numero 135 del dicembre 2012. Ma questi soldi, ad oggi, ancora non arrivano. «Siamo stufi di andare col cappello in mano a pietire i nostri diritti – ha detto nel suo sfogo il primo cittadino dell’Aquila -. Se entro quindici giorni non arriveranno i fondi per la ricostruzione attesi da dicembre, me ne andrò. All’Aquila vengano Napolitano, Letta e sottosegretari a parlare con la gente, noi non ce la facciamo più». Cialente è un fiume in piena: «Vogliamo sapere se L’Aquila è concretamente una questione nazionale. In città c’é un clima di rabbia e disperazione che il prefetto e il questore, cioè la rappresentanza dello Stato nel nostro territorio, non hanno assolutamente capito». Proprio in relazione allo stato d’animo dei cittadini, il sindaco ha denunciato di aver recentemente subito un’aggressione: un gruppo di disoccupati senza casa lo ha affrontato con rabbia chiedendo spiegazioni dei ritardi.

Nicola Catenaro
Da Corriere.it del 6 maggio 2013 
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di Nicola Catenaro

martedì 07 maggio 2013 alle 10:46

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