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Mohammed, il detenuto rinato grazie ai volontari

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Giustino, Leila e Mohammed a Giulianova

«Cuore volontario», il magazine del Centro Servizi per il volontariato di Teramo che ho l’onore di dirigere, ha raccontato nel numero di marzo 2013 la storia di Mohammed, un detenuto tornato a vivere grazie all’impegno e alla generosità dei volontari. Ripubblico anche qui l’articolo, invitandovi a leggere le altre storie di solidarietà proposte dal periodico a quest’indirizzo: www.csvteramo.it/pubblicazioni.aspx

Giustino fa il volontario in carcere. Mohammed è un detenuto. Giustino aiuta Mohammed a trovare uno spiraglio di luce in una vita buia e, una volta uscito dal carcere, lo accompagna in un autentico percorso di rinascita assicurando a lui e alla moglie, nella struttura che lui stesso dirige, un posto di lavoro. È una storia semplice e bella, che “Cuore volontario” ha scoperto per caso e vi propone tra le storie da incorniciare, tra gli esempi da seguire.

Giustino (Campanella) è il responsabile di Casa Maria Immacolata, struttura della diocesi di Teramo-Atri che a Giulianova accoglie famiglie, gruppi cattolici e singoli per ritiri spirituali e percorsi di preghiera. Giustino è anche volontario dell’associazione “Verso il futuro”, ormai sono otto anni che lo fa. Lui si sente parte di un gruppo di amici più che un’associazione, una decina di “fedelissimi” all’idea di portare conforto ai detenuti.

All’interno della casa circondariale di Castrogno, lui e i suoi amici svolgono varie attività: forniscono assistenza in biblioteca, sostengono gruppi di auto-aiuto soprattutto per problemi correlati all’alcol, cercano per quanto possibile di alleviare l’esperienza, durissima e disumana, della detenzione. È qui che qualche anno fa Giustino conosce Mohammed,  marocchino, ora 45enne, originario di Fkih Ben Salah, un posto tra Casablanca e Marrakech, e capisce subito che quella persona ha voglia di liberarsi da un fardello di scelte sbagliate che lo costringe dietro le sbarre. «Offrire attenzione a quelle persone che, per il percorso seguito, non sono da alcuni molto considerate: è quello che facciamo o che ci proponiamo di fare. A volte la nostra opera può essere di grande aiuto, dipende solo dalla volontà della persona con cui abbiamo a che fare», afferma oggi Giustino. E Mohammed è una di quelle persone che ha “scelto” di essere aiutata. «Noi – prosegue Giustino – entriamo in carcere con lo spirito di metterci a disposizione di fratelli che, anche se peccatori, non vanno considerati come animali. E lo facciamo anche con l’idea di un futuro recupero che passa per un processo di interiorizzazione e di analisi della propria vita, fondamentale per poter ripartire».

L’associazione “Verso il futuro” non segue solo persone italiane. Anzi, il più delle volte si tratta di extracomunitari. Così, una volta scontata la pena, spesso tornano nel proprio Paese e perdono di vista chi li ha aiutati. «Alcuni vogliono dimenticare il passato e tagliano i ponti con tutto – ci racconta Giustino – . Così non possiamo sapere che piega prende la loro vita. Ma è chiaro che la nostra soddisfazione non può basarsi sui risultati positivi ottenuti. Noi ci accontentiamo di fare il possibile perché la persona scelga di cambiare. Offriamo loro un’occasione di ripartenza. E, mi creda, non è mai una partita persa».

La storia che vi raccontiamo dà ragione a Giustino. Mohammed voleva cambiare. La sua tenacia ha incontrato la solidarietà di “Verso il futuro” e così, una volta uscito dal carcere, cinque anni fa, quando sembrava ormai destinato all’espulsione per effetto della legge Bossi-Fini, la sua “famiglia” gli ha teso ancora una volta la mano. «Mohammed si sentiva e si sente più italiano che marocchino – spiega Giustino – e negli ultimi anni non ha mai pensato di tornare nel suo Paese di origine». Per realizzare il suo sogno, Giustino si è impegnato ad assumerlo, appena avrà terminato l’iter per ottenere il permesso di soggiorno, come addetto al giardinaggio e alla manutenzione nella struttura che dirige. Non è tutto, perché nel frattempo Giustino ha già assunto la moglie di Mohammed, marocchina anche lei, come addetta alle pulizie. Un percorso di inserimento mirato, che consentirà alla nuova famiglia di ripartire davvero. «La cosa più bella che ho provato – dice oggi Mohammed – è stata la sensazione di avere una famiglia che non ti fa sentire abbandonato, una grande famiglia che si prende cura di te come se fossi un bambino da far crescere. Grazie a Giustino e agli altri, ho un tetto e mi sento come rinato in un’altra vita serena, onesta, tranquilla».

Nicola Catenaro

Da «Cuore volontario», magazine del Centro Servizi per il volontariato di Teramo, marzo 2013

di Nicola Catenaro

venerdì 29 marzo 2013 alle 18:43

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