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Roberto, cade la speranza. La famiglia chiede verità

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Mario Straccia

Sul caso di Roberto Straccia, lo studente di Pescara restituito dal mare il 7 gennaio sulla costa di Bari non è ancora stato reso noto quando si svolgeranno i primi esami sul dna, che dovrebbero comunque essere fissati in settimana. Ieri sera si è conclusa la prima fase del riconoscimento, effettuato dai due genitori Rita e Mario Straccia e da Lorena, sorella del ragazzo che, pur non potendo essere certi al 100%, date le condizioni della parte superiore della salma, hanno tuttavia confermato che indumenti, chiavi e apparecchio iPod appartenevano al ragazzo.

Tali oggetti corrispondono a ciò che aveva il giorno della scomparsa, il 14 dicembre scorso, mentre faceva jogging sul litorale di Pescara a pochi passi dal mare.

Le lunghe ore trascorse dalla famiglia Straccia al nosocomio barese, insieme al medico legale incaricato Gianfranco Divella non hanno portato ad un riconoscimento definitivo. Le ulteriori mosse spettano alla Procura della Repubblica, con il procuratore aggiunto Pasquale Drago ed il pm incaricato Baldo Pisani, i quali hanno aperto un fascicolo d’inchiesta per probabile “istigazione al suicidio”, motivazione definita “tecnica” per consentire non solo l’analisi del dna ma anche la successiva autopsia.

Per effettuare la prova del Dna, secondo il parere degli anatomopatologi, occorreranno da tre giorni a una settimana, ma sarà la Procura ad assegnare l’incarico. Solo dopo si potrà procedere all’esame autoptico vero e proprio per stabilire, se possibile, le reali cause della morte del giovane. Anche se la pista del suicidio non avrebbe sinora trovato alcun riscontro nella vita tranquilla ed equilibrata di un giovane studente di 24 anni, con una rete di affetti stabili e di abitudini e frequentazioni sostanzialmente normali.

«Ci abbiamo provato e abbiamo fatto tutto il possibile». Mario Straccia, il padre di Roberto, lo studente marchigiano scomparso il 14 dicembre a Pescara e il cui corpo è stato ritrovato il 7 gennaio a Bari, riesce a pronunciare poche parole, mentre continua a rigirare tra le mani il suo cellulare. È arrivato a Pescara da Moresco (Fermo) per riprendere le cose di Roberto dall’appartamento che il giovane studente universitario condivideva con altri giovani in via Teofilo d’Annunzio.

«Devo liberare la stanza», dice Mario mentre i ragazzi caricano gli effetti personali di Roberto sull’automobile. Nei prossimi giorni Mario Straccia sarà a Bari, dove sarà effettuata l’autopsia sul corpo ritrovato sul lungomare e si procederà all’esame del Dna per accertare che si tratti davvero di Roberto, considerato che il riconoscimento ufficiale da parte della famiglia non c’è stato.

«La nostra presenza qui non ha più senso – dice sempre papà Straccia -. Ci ritiriamo nel nostro dolore». Impossibile, al momento, capire cosa sia successo a Roberto. «Per un padre un ragazzo è sempre perfetto. Ma non sono solo io a descrivere Roberto così, lo dicono tutti – commenta -. Poche parole ma quelle giuste, questo era Roberto», come è stato scritto su un cartello che gli amici hanno preparato per una fiaccolata subito dopo la misteriosa scomparsa dello studente di Mediazione linguistica.

La famiglia ora chiede la verità.

Fonte: Agi

di Redazione

lunedì 09 gennaio 2012 alle 9:16

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Pubblicato in Cronache

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