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Amici e poeti di Simone Gambacorta

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Simone Gambacorta (foto Antonio Di Sabatino)

Scrivo del libro “Amici e poeti” (Duende, 2011) di Simone Gambacorta, critico letterario e giornalista oltre che amico (e questo non è un particolare trascurabile, visto che anche io scrivo e pubblico poesie), con colpevole ritardo rispetto alla data dell’avvenuta consegna da parte dello stesso. Un ritardo voluto. Io questo libricino di circa settanta pagine – che raccoglie ricordi e riflessioni legate agli incontri avuti con tre poeti teramani, Antonio Alleva, Raymond André e Giammario Sgattoni – l’ho voluto rimuginare prima di scriverne anche solo qualche breve nota.

Il tempo cancella ricordi e ferite, si dice banalmente, ma aiuta anche a trovare chiavi di interpretazione e soluzioni alla realtà che ci circonda. Dunque, occorre lasciarselo scivolare addosso (il tempo) quando serve. Soprattutto quando, come in questo caso, interviene a sciogliere dubbi e sottili (ma insidiose) malinconie.

Nel leggere il volumetto, sono tornato a chiedermi, innanzitutto, chi sia un poeta. È forse un poeta chi scrive i suoi pensieri in versi? È forse un poeta chi scrive cose che si fa fatica a comprendere ma che risiedono in qualcosa di imperscrutabile che molti chiamano anima? È un poeta chi possiede una sensibilità più accentuata di altri? È un poeta chi vive emozioni eccezionali? È un poeta chi offre uno sguardo diverso e più umano sui baratri che ci circondano? Escludo di poter rispondere. La risposta non la conosco. So solo che sono attratto da chi scrive poesie ancor più che dalla mia attitudine a scrivere poesie.

Mentre io conosco nella mia vita quella speciale ispirazione che ti porta davanti ad un foglio bianco (perché solo con i versi riesci a trovare pace), e dunque mi illudo di governarla o comunque mi sembra di non esserne soggiogato, non so purtroppo riconoscerla (mai) nelle vite degli altri. E il trovarmi di fronte a questa realtà altrui, che è anche totalmente mia, mi stupisce sempre. Sì, so quando la poesia è un’attività temporanea, legata ad un periodo della vita, ad un episodio spiacevole, una storia d’amore o chissà cos’altro, ma non so mai se si tratta (come nel mio caso) di una specie di gioioso mal di vivere congenito, un’attitudine malsana a vedere nei sogni parte della realtà.

Ecco, è questo il punto. Sono attratto dai poeti e dagli scrittori perché, in fondo, penso che siano dei visionari. Malati, in un certo senso, perché soffrono più di altri. Privilegiati, in un altro senso, perché a differenza degli altri riescono a vedere cose che non si vedrebbero se non con certe lenti. Così mi colpisce di questo libro l’indagine che Simone svolge nelle vite dei tre poeti (Antonio Alleva, Raymond André e Giammario Sgattoni) che ha conosciuto. Alla ricerca di una verità che mai viene in superficie se non a costo di rimanere isolati, per troppo tempo, dalla realtà. Tanto da avere difficoltà a raccontarla. Ma lui, il nostro Gambacorta, ci riesce sempre. Ci riesce quando entra nelle case e nella vita dei tre poeti (due di loro, Raymond e Giammario, sono purtroppo scomparsi) e ne osserva i movimenti, le cose da cui sono circondati, i loro amori e le loro passioni. Con l’occhio di chi è attento a vedere cosa emoziona il poeta, cosa lo può ispirare, cosa lo rattrista o lo fa gioire. Risulta dunque che i suoi scritti, come racconta lo stesso Simone, «non sono interventi critici: sono, vorrebbero essere, ritratti, ricordi e appunti…». Un tributo, confessa, a tre poeti «privi, nella loro produzione e nel loro impegno, di quei connotati provincialistici che appartengono, invece, a tanti, troppi, sedicenti autori di versi che, spesso, con la poesia niente hanno a che spartire». Persone che l’hanno colpito in profondità: «Ciascuno a modo proprio, i volti di Alleva, André e Sgattoni sono entrati in maniera semplice e sincera nel mio bagaglio personale, starei per dire intimo, e vi si sono ritagliati uno spazio, una piccola residenza sentimentale dove li ospito e continuerò a ospitarli».

Nel consigliarvi questo libricino, appartenente alla collana “Piccoli quaderni – Testi e materiali sulla letteratura in Abruzzo” di Duende (editori Paolo Ruggieri e Paola Vagnozzi) ed arricchito dalla prefazione di un altro poeta attento alle cose del mondo, Leandro Di Donato, vi sto consigliando vivamente di leggere e scoprire (o riscoprire) la poesia di cui Simone è diventato amico.

Nicola Catenaro

di Nicola Catenaro

venerdì 09 Dicembre 2011 alle 19:50

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