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Cucina della frutta, l’esperimento dell’Accademia

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Luigi Marini, delegato degli accademici della cucina teramani

Antipasto: pera e gorgonzola (una delizia!), prugne al bacon e crostino al cacio marcetto e fichi caramellati. Primi: ravioli alle noci e ricotta in salsa demi-glace e tartufo nero (superlativi!), carnaroli alle pere e crema di pecorino. Le carni: dorso di maialino croccante con patate viola e mele in tempura, anatra all’arancia in due cotture (regina della serata!) servita insieme a biete saltate con guanciale e insalatina “sfiziosa” con frutta. Il tutto innaffiato da un ottimo Montepulciano quale si è dimostrato il Villa Medoro del 2008. L’aperitivo, invece, era caratterizzato dalla presenza di un inedito (ed apprezzatissimo) Prosecco con melograno, di sangria e spiedini di frutta.

La “cucina della frutta”, tema scelto per la cena ecumenica di quest’anno dall’Accademia italiana della cucina ed organizzata in provincia di Teramo dalle delegazioni di Teramo e Atri, non ha deluso le aspettative.

Pera e gorgonzola e crostino al cacio marcetto e fichi caramellati

Il “frugale” (si fa per dire, ovviamente) ma comunque digeribilissimo pasto si è consumato ai Tre Archi di Guardia Vomano, nel territorio di Notaresco, ed ha visto la partecipazione di quasi un centinaio di fedelissimi soci ed altri commensali (tra i quali noi, al seguito di una troupe televisiva) su invito dei delegati della sezione teramana, Luigi Marini, e di Atri, Antonio Moscianese.

Una piccola rappresentanza degli oltre ottomila accademici italiani, di cui 1.500 residenti all’estero, i quali si sono dati appuntamento “virtuale” per la cena ecumenica alla stessa ora ma nei luoghi più disparati. Alla cena teramana ha preso parte anche il noto medico bolognese (ma di origini abruzzesi) Giovanni Gasbarrini.

«Una volta cibo privilegiato dei ricchi, la frutta oggi è il cibo di tutti – ha spiegato Marini prima di dare inizio alla cena – rivalutata per i suoi aspetti nutrizionali ed extranutrizionali ma non più relegata a fine pasto o addirittura fuori pasto. Nella biodiversità alimentare si ha particolare bisogno di frutta, che entra anche in preparazioni culinarie e gastronomiche tradizionali come elemento qualificante di antipasti, primi, secondi, dolci e dessert, divenendo un importante fattore di rinnovamento della tradizione».

Ravioli alle noci e ricotta in salsa demi-glace e tartufo nero

Uno speciale volume sull’argomento è stato predisposto dall’Accademia italiana della cucina in occasione dell’evento e distribuito nel corso della serata insieme al libro dal titolo “1861 – 2011. La Cucina nella formazione dell’identità nazionale”, edito sempre dall’Accademia.

Prima della cena un’interessante parentesi sulla dieta dei Templari che, come ha spiegato Francesco Franceschi (medico del Policlinico Gemelli di Roma ma anche cultore della storia medioevale), era estremamente salutare poiché, in forte anticipo sui tempi, metteva al bando la carne rossa ed altri cibi il cui eccessivo consumo viene oggi considerato fattore di rischio.

Nicola Catenaro

L'anatra all'arancia, regina della serata

di Nicola Catenaro

sabato 22 ottobre 2011 alle 18:06

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