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Orso bruno marsicano a rischio estinzione

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Un esemplare di orso bruno marsicano

Stare alla larga dall’uomo. Sembra essere l’unica reale possibilità di sopravvivenza dell’orso bruno marsicano, specie sempre più a rischio estinzione. L’ultima vittima è stata una femmina, investita all’inizio di maggio da un’auto lungo la provinciale 83, nei pressi di Pescasseroli. I suoi tre cuccioli, che hanno circa 16 mesi di vita e sono già stati svezzati, vengono sorvegliati a distanza dagli operatori del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Parola d’ordine: lasciare in pace gli animali.

Quello di mamma orsa non è l’unico caso, in tempi recenti, di morte violenta di un ursus arctos marsicanus. Ad aprile, la carcassa di un plantigrado adulto è stata trovata dagli uomini della Forestale a Villa Scontrone. Sotto un bel mucchio di terra e calce. Il trend di mortalità per cause antropiche è drammaticamente stabile.

Un'immagine dell'orso bruno marsicano (foto: Ente Parco d'Abruzzo)

Nel solo decennio che va dal 2001 al 2010, sono stati recuperati ventidue corpi. Le cause? Sempre le stesse: investimenti accidentali, uso indiscriminato di veleni (magari indirizzati a lupi o altri animali), le fucilate di qualche disgraziato bracconiere e altri eventi più o meno collegati (direttamente o indirettamente) alla mano dell’uomo.

«La morte violenta di un orso marsicano è, molto spesso, un evento delinquenziale», sentenziava il presidente del Parco d’Abruzzo, Giuseppe Rossi, in una nota diffusa in seguito all’ultimo episodio. E le cifre danno ragione alla sua indignazione: nell’area protetta sono rimasti circa cinquanta esemplari di orso.

Si vogliono intensificare gli sforzi. L’Ente Parco, spiega il direttore Dario Febbo, «sta lavorando per garantire a questa specie habitat idonei e risorse» e, in seguito all’investimento dell’orsa, «si è attivato anche con la Provincia de L’Aquila per limitare la velocità e istituire divieti di fermata lungo i tratti stradali maggiormente utilizzati dalla fauna selvatica e, inoltre, per apporre dissuasori verticali, dotati di sistemi di illuminazione, che tengano lontani gli orsi dai veicoli in movimento».

Uno dei nodi apparentemente difficili da risolvere è il controllo dell’area, piuttosto vasta, in cui si muovono. Le ricerche condotte negli ultimi anni su una ventina di esemplari muniti di radiocollare, sottolinea Febbo, dimostrano come «questi animali, se pur elusivi, sono abituati a frequentare, in particolare nelle ore notturne, centri abitati, strutture  e strade più di quanto riusciamo ad immaginare. Il territorio di un orso è molto ampio e per trovare le risorse necessarie alla sua sopravvivenza è costretto ad attraversare anche ambienti abitati».

È ovvio, dunque, che nel corso degli anni alcuni plantigradi abbiano manifestato atteggiamenti più confidenti, frequentando i paesi più vicini alle loro aree anche durante il giorno e perdendo la naturale paura dell’uomo. Da qui il programma di prevenzione, promosso dal Parco in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, che usa cancelli in ferro e recinzioni elettrificate (a bassa intensità) per limitare l’accesso dell’orso ad orti e pollai annessi alle case.

L’allarme resta comunque alto. Febbo conferma che «l’esiguo numero di individui, il basso tasso di riproduzione, la scarsa variabilità genetica fanno ipotizzare che il rischio di estinzione per questa specie sia purtroppo ancora molto elevato anche se è difficile prevedere quando».

Non mancano infine le polemiche. In un articolo pubblicato sull’ultimo numero del periodico “Natura protetta”, Luigi Boitani e Paolo Ciucci, docenti universitari della Sapienza da anni impegnati nello studio dei plantigradi, hanno denunciato la mancanza di fondi adeguati a sostegno del Piano d’Azione per la tutela dell’orso marsicano (piano promosso dal Ministero dell’Ambiente insieme alla Regione Abruzzo e ad altri enti) e varie altre contraddizioni. «Da una parte si fanno roboanti dichiarazioni di conservazione e dall’altra si autorizzano strade e si pianificano aree sciistiche in aree esterne al Parco ma tuttavia di vitale importanza per il futuro dell’orso».

Nicola Catenaro

di Nicola Catenaro

venerdì 07 Ottobre 2011 alle 12:42

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