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Tarquini, il campione che ha battuto Fangio

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Gabriele Tarquini

È nato a Giulianova nel 1962 e, come tutti quelli che hanno fatto carriera in questo mondo, ha iniziato con i kart, l’unica vera attività propedeutica allo sport automobilistico. Ha avuto la fortuna di avere una pista storica dove correre nella sua città, la “Pista Gialla”. E lì, per Gabriele Tarquini, 49 anni, di mestiere campione, è iniziato tutto. Lo incontriamo a San Nicolò (Teramo), ad un convegno di medici che l’hanno scelto come testimonial/modello di una vita sana. Poca carne, niente alcol, attività fisica costante, giusto riposo. Non resistiamo alla tentazione e attacchiamo bottone. Ecco il resoconto della chiacchierata.

Tarquini, agli inizi, ha detto grazie alla fortuna o al talento?

«Io ho avuto abbastanza fortuna, devo dire, perché non avevo una famiglia alle spalle che potesse aiutarmi economicamente, però avevo tanta passione. Ho cominciato a vincere dei titoli provinciali, italiani, europei, nel 1984 ho vinto il campionato del mondo di kart. Qualcuno mi ha notato, mi ha messo in macchina e da lì è partita l’avventura automobilistica, prima con la Formula 3 e poi con la Formula 2. Sono approdato alla Formula 1 sul finire degli anni ’80. Ho debuttato al Gran Premio di San Marino, a Imola, nell’87. E poi sei stagioni complete, dall’88 al ’92, correndo con piccoli team. Parallelamente, ho fatto sempre attività corsaiola a ruote coperte, dai campionati italiani superturismo a quelli europei e mondiali. Questa è l’attività che più mi ha premiato dal punto di vista sportivo perché ho avuto a disposizione dei mezzi altamente competitivi. E negli anni sono arrivati diversi importanti risultati: ho conquistato un titolo britannico nel ’94, un campionato europeo nel 2003 e poi, il coronamento di un sogno: ho vinto il titolo mondiale nel 2009. Ad una età quasi da pensione. Mi ritengo quindi uno sportivo longevo da questo punto di vista perché corro con tanti piloti che potrebbero essere miei figli».

Tarquini durante l'intervista

Un’età quasi da pensione, ma solo statisticamente…. In realtà, si può correre fino a quando?

«Nella Formula 1, uno sport molto fisico, c’è chi, come Michael Schumacher, sta dimostrando che a quarant’anni si può competere ad altissimo livello. D’altra parte c’è da considerare che, rispetto a 30-40 anni fa, l’età nello sport si è abbassata notevolmente. C’è una maturazione precoce in tutti questi ragazzi che iniziano a praticare l’attività sportiva molto presto. E poi ci sono, se vogliamo, delle anomalie. Sportivi che, lo vediamo per esempio anche nel calcio, riescono a giocare con grandi risultati fino a 38-39 anni. Sono degli esempi, rari, però ci sono».

Schumacher ha deciso di tornare dopo l’addio alle corse. Tu lo avresti fatto?

«Mah… evidentemente lui è stato forzato in questa sua scelta, io lo conosco molto bene ed ho condiviso con lui tanti anni di questa attività. Molto probabilmente non era il momento adatto per lasciare, si sentiva ancora un pilota dentro. Tanto è vero che ha cercato soddisfazioni adrenaliniche anche con la motocicletta, con alterne fortune. Indubbiamente, da questo punto di vista, forse ha detto basta troppo presto. Io questo problema non me lo sono posto, sto andando avanti imperterrito. Nella conferenza stampa post-titolo, in Cina, due anni fa, mi ero chiesto se fosse il momento giusto per smettere. Il titolo era il massimo a cui potevo aspirare. Però non me la sono sentita».

Come Fangio, dunque.  

«Di più di Fangio. Io sono il campione automobilistico che ha vinto un titolo mondiale all’età più matura. Juan Manuel Fangio ha vinto l’ultimo titolo tra quelli riconosciuti dalla Fia (ne sono tre: Formula 1, Superturismo, Rally, ndr) a 47 anni, io ci sono riuscito a 48».

Manuel Fangio

Qual è l’emozione più forte che si prova nel guidare un bolide che fa 300 chilometri orari?

«È un’abitudine, è solo una questione di abitudine allo sport e a questa disciplina. Si comincia da piccoli, così dopo un po’ non fa più tanto effetto. Anche perché si hanno dei mezzi perfettamente consoni ad affrontare queste velocità, perfettamente conducibili e guidabili».

Qual è il prossimo traguardo di Gabriele Tarquini?

«Traguardi non me ne pongo. Diciamo che adesso mi diverto molto di più di quando avevo 25 anni ed affrontavo con stress questa attività. Sto gioendo di tutte le esperienze fatte, tutto quello che viene è fantastico e sento anche molto meno peso sulle spalle. Non ho più la responsabilità di provare, come accade quando a vent’anni ti devi costruire una carriera sportiva, a fare il massimo. Io l’ho già fatto e per il momento mi diverto. Anche per questo, credo, sarà difficile lasciare questo sport».

Nicola Catenaro

 
 
 
 
 
 
 

 

La Seat Leon di Tarquini

 

di Nicola Catenaro

sabato 14 maggio 2011 alle 17:50

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