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Discarica di Bussi, un colpo al cerchio e uno alla botte

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La discarica di Bussi vista dall'alto

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Si è chiusa con 19 rinvii a giudizio e otto proscioglimenti, davanti al gup del tribunale di Pescara Luca De Ninis, la vicenda relativa alla discarica di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara, dove per molti anni sono state scaricate sostanze tossiche per circa 500mila tonnellate.

Tra le otto persone assolte perché il fatto non sussiste o non costituisce reato, gli ex vertici Aca e Ato Bruno Catena e Giorgio D’Ambrosio, l’attuale direttore generale dell’Aca Bartolomeo Di Giovanni, l’ex sindaco di Francavilla Roberto Angelucci, all’epoca dei fatti ex vice presidente Ato.

I rinvii a giudizio riguardano gli ex amministratori della Montedison, che però non devono più rispondere di avvelenamento doloso in quanto il reato è stato riqualificato (leggi: alleggerito) in adulterazione delle acque. Gli imputati saranno dunque processati dal tribunale collegiale di Pescara e non dalla Corte d’Assise di Chieti. Il processo a loro carico prenderà il via il 18 novembre prossimo.

Si tratta di un’ulteriore importante tappa nell’ambito del processo sulla mega discarica dei veleni di Bussi sul Tirino,  “la più tossica d’Europa”, iniziato dopo la scoperta del sito nel marzo 2007.

Le associazioni ambientaliste Marevivo, Italia Nostra, Mila donnambiente ed Ecoistituto Abruzzo, riunite nel movimento Bussiciriguarda, e le altre associazioni (Wwf e Legambiente) esprimono parziale soddisfazione e, in attesa del processo, continuano a chiedere interventi per la messa in sicurezza e la bonifica del sito.

Da sottolineare che nel processo si è costituito parte civile anche lo Stato che ha quantificato in 596 milioni il costo per «la rimozione, il trasporto e lo smaltimento dei terreni contaminati».

I danni in effettii sono notevoli. In quel sito, dove un tempo sorgevano gli stabilimenti chimici di Montedison/Ausimont, sono state realizzate quattro discariche abusive che hanno inquinato per anni l’acqua.

In un rapporto dell’ Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, acquisito agli atti del procedimento, la stima del risarcimento per il danno ambientale causato alle acque superficiali e calcolato in base alla portata del fiume Tirino è di 8,5 miliardi di euro, mentre quello per le acque potabili è di 14 milioni di euro l’ anno.

di Redazione

mercoledì 11 maggio 2011 alle 16:24

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Pubblicato in Cronache

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