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Caduta massi a Pietracamela, il sindaco: «Aiutateci»

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Pietracamela, uno dei "borghi più belli d'Italia"

Vivere con l’incubo del masso. Vivere sotto il masso in bilico. Non deve essere facile per i “pretaroli”, i pochi residenti effettivi nel comune di Pietracamela, uno dei “borghi più belli d’Italia”, essere ostaggio del rischio idrogeologico. Rischio che attanaglia il paese da sempre, è vero, ma che ha punte di criticità (e paura) solo da pochi mesi.

Dopo il terremoto del 6 aprile 2009, che in parte ha danneggiato gravemente questo affascinante comune ai piedi del Gran Sasso (si trova a pochi chilometri dalle piste da sci dei Prati di Tivo), la situazione è peggiorata: due mesi fa è crollato un intero costone di roccia del volume di 10mila metri cubi dalla parete di Capo Le Vene, che sovrasta l’abitato insieme al caratteristico masso da cui Pietracamela prende con ogni probabilità il nome.

Ora si attende che venga giù un altro gigantesco masso alto come un palazzo che, dopo la frana, è praticamente rimasto sospeso nel vuoto. Fortunatamente non “pende” su alcuna della abitazioni del paese, anche se gli edifici (alcuni dei quali non più accessibili) non sono poi così lontani. L’area interessata, in ogni caso, è interdetta al transito.

La parete di Capo Le Vene "svuotata" dalla frana

La magistratura ha aperto un’inchiesta per accertare le responsabilità dell’avvenuto crollo, ma intanto è corsa contro il tempo per la messa in sicurezza di tutta la zona. Servono circa 5 milioni di euro, il Comune ha un bilancio di appena un milione e mezzo.

Il sindaco, Antonio Di Giustino, ha scritto il 12 aprile scorso una lettera che non è una lettera, ma una richiesta accorata, un appello a fare qualcosa perché l’amministrazione, da sola, non ce la fa.

Il foglio è indirizzato al Cipe, al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Abruzzo, alla Struttura per la gestione dell’emergenza (post-terremoto), al Dipartimento della Protezione civile e, per conoscenza, alla Prefettura.

Il primo cittadino cita il sisma di due anni fa, poi fa riferimento all’alluvione che ha devastato la provincia all’inizio di marzo, quindi fa la somma: «la concausa di detti eventi ha determinato una grave situazione di pericolo il giorno 18.03 u.s., con l’attivazione di movimenti franosi in località “Capolevene”, i quali hanno implicato il distacco di enormi porzioni rocciose e lo scivolamento del terreno adiacente al margine sud-ovest del paese».

La frana di crollo – così si chiama quella che ha interessato Capo Le Vene  – si è portata via anche le meravigliose pitture rupestri realizzate negli anni Sessanta dal Pastore Bianco, il gruppo di artisti capeggiati da Guido Montauti. 

Occorre mettere in sicurezza Pietracamela, e alla svelta.

La società Geina Srl, a cui il Comune ha dato l’incarico di scrivere lo studio di fattibilità, ha dato il proprio responso: 2 milioni 400 mila euro per “l’urgente messa in sicurezza” del costone nord-ovest di Capo Le Vene e del Masso di Vena Grande e ulteriori 2 milioni 400 mila euro per il completamento sul costone nord-est del promontorio di Vena Grande.

Il masso ancora in bilico sulla parete di Capo Le Vene

«Il masso in bilico va demolito e l’intera parete va esaminata e consolidata – ci ha spiegato il geologo Leo Adamoli, autore di vari studi sulle tipologie di rischio esistenti nella zona anche su incarico dell’attuale amministrazione –, questa frana come noto non è la prima. Da Capo Le Vene si sono staccate nel tempo numerose frane di crollo. Anche il masso caratteristico del paese viene da lì. Il fenomeno va attentamente approfondito e monitorato in tutta la sua complessità».

Intanto il sindaco Di Giustino spera nell’intervento di qualche ente. «Qualcuno dovra aiutarci, da soli non ce la facciamo». Chi sarà il deus ex machina?

Nicola Catenaro

di Nicola Catenaro

martedì 03 maggio 2011 alle 0:03

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Pubblicato in Cronache

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