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Le conversazioni di Gambacorta su Flaiano

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Ennio Flaiano

Simone Gambacorta ama la letteratura, si nutre di letteratura, la indaga, ne parla, la avvicina e le gira intorno come danzasse, con leggerezza nel senso calviniano, leggerezza della pensosità, non della frivolezza. Sia nelle recensioni critiche che nelle interviste, lo sguardo di Simone Gambacorta fugge la curiosità spicciola, biografica, documentaria. Il suo é un approccio paziente, pacato, morbido alla ricerca di una segreta simmetria con la parola e l’anima di un libro, di un autore.

In questo caso sotto la lente di ingrandimento dell’intervista c’è il grande Ennio Flaiano, e il contrappunto è a più voci: con Vittoriano Esposito, Renato Minore, Giuseppe Rosato e Lucilla Sergiacomo, intellettuali che hanno avuto rapporti di lunga durata, di intesa profonda col grande satiro.

Anche quando le domande si volgano ad aspetti legati alla vita dello scrittore (luoghi, affetti) è sempre chiaro che per Simone il prodotto letterario, proprio in virtù di quell’aggettivo, non può mai essere confluenza di fatti e di eventi biografici. Spesso nelle interviste ci si concentra su aspetti fuorvianti, come appunto le ipotetiche corrispondenze tra il prodotto artistico e il vissuto personale. L’unico interesse dovrebbe restare, per chi faccia critica seria, l’opera.

E, si sa, la scrittura è visionarietà, l’artista è visionario perché spinge lo sguardo oltre la dimensione della realtà che la vita quotidiana offre. La realtà della scrittura non è mai solo la realtà dell’esperienza vissuta. E questo Simone lo sa molto bene. Le interviste su Flaiano, fatte in tempi diversi, sono dirette a gettare luce su un intellettuale poliedrico, su un autore che, forse, dopo la prematura scomparsa é divenuto un cult ma non per questo è davvero conosciuto a fondo. Dice Minore che c’é una parte sommersa della produzione di Flaiano ancora da indagare, perché lo scrittore è stato messo in ombra dall’uomo di cinema.

L’opera postuma si rivela pertanto fonte inesauribile di riflessioni. Le interviste che seguono contribuiscono a far emergere e a sottolineare certi aspetti fondanti della personalità e della prosa flaianee: l’esigenza della denuncia di un vuoto morale, lo stile antiretorico, il ricorso alla battuta fulminante, all’aforisma, la versatilità delle forme praticate ma sempre con una aderenza alla parola letteraria.

Queste interviste appartengono a tempi diversi eppure mantengono intatta una loro pregnanza e ciò accade, a mio avviso, in virtù della letterarietà dell’intento. Domande e risposte sono dentro il cerchio della letteratura nulla a che vedere con l’attualità, nel senso di trend, mode, curiosità, best seller, e quant’altro. La letteratura, e ciò che intorno ad essa si muove, è inattuale per definizione. È inattuale nel senso che non paga pedaggi all’apparire, all’esposizione mediatica. Se c’è ben venga, ma anche un’intervista letteraria non nasce a tavolino, non è un istant book.

Flaiano era colto, intelligente, curioso, acuto, ironico e sensibilissimo. Usò tutto il suo ingegno proteiforme nell’essere scrittore: cioè uno che guarda dentro la vita per separare l’apparenza dalla genuinità, la forma dalla verità. La sua scrittura, in tal senso, è anche profondamente etica e lo scrittore è per il lettore uno strumento di trasformazione.

Giulia Alberico

[Testo pubblicato come Prefazione a SIMONE GAMBACORTA, La luna è ancora nascosta. Conversazioni su Ennio Flaiano con Vittoriano Esposito, Renato Minore, Giuseppe Rosato e Lucilla Sergiacomo, Galaad Edizioni, Giulianova (Teramo) 2010]

La copertina del libro di Simone Gambacorta su Ennio Flaiano

di Redazione

venerdì 11 marzo 2011 alle 9:17

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