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Celestino, i tanti miti del Ghandi del Duecento

un commento

Le spoglie di Celestino (Perdonanza 2009)

Un Santo può essere un mito? Può esserlo se è l’unico grande Papa che si è dimesso dal Soglio di Pietro? Può esserlo se Dante lo relega nell’Inferno come “colui che per viltade fece il gran rifiuto”?

La risposta è nel titolo del nuovo libro di Angelo De Nicola, “Il Mito di Celestino” uscito per i tipi della One Group Edizioni. Un saggio, attraverso una ricerca sul campo delle fonti anche delle nuove interpretazioni basate su eventi recenti, che vuol sondare, visti dalla particolare prospettiva del mito, alcuni aspetti cardine della “questione celestiniana”. Lì dove il mito non è un fatto negativo, anzi, anche in rapporto ai canoni della religione cattolica.

E’ il modo per superare i dogmi, per poter trasformare un fraticello in un gigante. Un mitologico, dice l’Autore, “eroe della pace” in questi nostri drammatici giorni di guerra. Un “Ghandi del Duecento”, un “Martin Luther King del Medioevo”.

Eccolo il mito di Celestino V. Nelle sue tante e variegate sfaccettature. Dal mito di una vita solitaria, a quello dell’avvento del “pastor angelicus” tanto caro a Gioacchino da Fiore (anche lui finito nell’alveo dei miti), a quello del “gran rifiuto”. Ma anche il mito delle spoglie che ancora oggi riecheggia dopo il clamoroso sequestro del 1988 ed i misteri su alcuni esami medico-legali “segreti” scoperti dieci anni dopo, nel 1998. Eppoi, il mito dei miracoli, quello del chiodo assassino, quello del tesoro ritrovato di Ovidio, quello del nome mai ripreso da nessun Papa, quello della maschera di cera che copre il famoso cranio con un foro nella tempia e quello del “codice celestiniano”. E, infine, il mito della Bolla del Perdono.

Celestino V riabilitato. Se un catastrofico terremoto, oltre a seminare morte e distruzione, può fare anche “miracoli”, allora il 6 aprile un “miracolo” l’ha fatto. La Chiesa, finalmente, s’è riconciliata con il Papa del Perdono e il suo messaggio. «San Celestino V seppe agire secondo coscienza in obbedienza a Dio, e perciò senza paura e con grande coraggio, anche nei momenti difficili, come quelli legati al suo breve Pontificato, non temendo di perdere la propria dignità, ma sapendo che questa consiste nell’essere nella verità»: così Benedetto XVI (che subito dopo il sisma passò sotto la Porta Santa della martoriata basilica di Collemaggio e donò la sua stola sulle spoglie dell’Eremita), il 4 luglio scorso a Sulmona, ha riabilitato Celestino.

Sulla scia di un altro grande Papa, Paolo VI, che il primo settembre del 1966, in pellegrinaggio al castello di Fumone (dove il Papa dimissionario fu tenuto prigioniero dal suo successore, Bonifacio VIII), affermò: «La rinunzia al Sommo Pontificato fatta da Celestino V, è un esempio che rimane ancora “mirabile per tutti, imitabile a pochi”… San Celestino V, dopo pochi mesi, comprende che egli è ingannato da quelli che lo circondano, che profittano della Sua inesperienza per strappargli benefici. Ed ecco rifulgere la santità sulle manchevolezze umane: il Papa, come per dovere aveva accettato il Pontificato supremo, così, per dovere, vi rinuncia; non per viltà, come Dante scrisse- se le sue parole si riferiscono veramente a Celestino- ma per eroismo di virtù, per sentimento di dovere».

Due Papi per un “povero cristiano” dal messaggio ancora attuale.

La prefazione di mons. Giovanni d’Ercole

La premessa dell’Autore

L’indice del libro 

Le frasi riportate in copertina

 Una recensione significativa

di Redazione

lunedì 28 febbraio 2011 alle 19:40

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Un commento per 'Celestino, i tanti miti del Ghandi del Duecento'

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  1. Una storia affascinante, raccontata da un autentico esperto di Celestino V.

    Nicola Catenaro

    2 Mar 2011 alle 18:27

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