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La seconda vita di Leonardo

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Leonardo Orsoli (foto di Armando Di Antonio)

Leonardo Orsoli, 37 anni, occhi scuri, jeans, camicia e gilet celeste. Una vita, in apparenza come tante altre, ma in realtà no. Questa è la sua seconda vita, ricominciata quattro anni fa con un trapianto di rene. Leonardo fino a 7 anni era un bambino che giocava a pallone  e si divertiva in cortile, ma un giorno, senza mai accusare alcun disturbo, si ammala ai reni. Si tratta di nefrite, una parola strana per un bimbo di sette anni che non ne capisce il significato.

Inizia così il tour in vari ospedali italiani e di lì a poco la sentenza «con lo sviluppo andrai incontro alla dialisi o al trapianto».

«Avevo 15 anni – racconta Leonardo come un fiume in piena – quando mia madre sceglie per me il trapianto, donandomi uno dei suoi reni. Dopo sei mesi ho un rigetto, che viene curato e mi permette di andare avanti per otto anni. A 23 anni un nuovo rigetto, stavolta cronico.

Inizia così il mio purgatorio: la dialisi. Tre volte la settimana, per quattro ore, vivevo attaccato ad una macchina che io chiamavo “il senso della vita”. Senza di quella non si andava in nessun posto, nemmeno in viaggio di nozze. Prima ho cercato un centro per la dialisi, Catania, e poi dopo aver preso contatti con l’ospedale ho organizzato la luna di miele. Ma non sarei potuto andare all’estero, se non per un week end anticipando di un giorno il mio turno di dialisi in ospedale».  

Tutto questo per dieci anni. A 24 anni la prima chiamata a L’Aquila, dove Leonardo era iscritto, oltre a Padova e Bologna, in lista per un trapianto. Ma per una fatalità, un semplice ascesso al dente, la possibilità di un secondo trapianto sfuma. Leonardo continua a fare la dialisi sperando in una nuova chiamata, che arriva nel 2005.

«”C’è un rene adatto per te – mi dicono – vuoi venire?” Inizia la mia corsa contro il tempo per il viaggio della speranza che poi non c’è stata. Con un mezzo della ASL di Teramo raggiungo in sei ore Padova. Mi stanno mettendo gli aghi per la dialisi, che è obbligatorio fare prima del trapianto, quando il chirurgo mi dice che il rene non è più buono. Non chiedo neanche il perché».

Nel 2006 una nuova speranza: L’Aquila. «Mi chiamano al mattino presto per paventarmi la possibilità di un trapianto, che poi viene confermata nel pomeriggio alle 17.30. Le palpitazioni mi accompagnano in sala operatoria, intorno alle otto sera. Dopo qualche ora ho una nuova vita. Per questo ringrazio il reparto trapianti de L’Aquila, il professore Antonio Famulari e tutta l’equipe medica e paramedica. Certo faccio ancora terapia immuno-soppressiva per evitare di ammalarmi, ma entro dieci anni il mio corpo dovrebbe riconoscere il corpo estraneo trapiantato. Ora son tornato a vivere, faccio persino un po’ di attività sportiva. Non posso fare abusi anche sull’alimentazione che devo tenere sotto controllo, così come devo evitare luoghi affollati, ma il mio stile di vita è migliorato nettamente. Tante volte non entravo al bar o non andavo a cena con gli amici per evitare di sentirmi male al momento della dialisi. Voglio lanciare un messaggio: non bisogna mai perdere la speranza, anche quando la chiamata non arriva non bisogna abbattersi. Andare avanti sempre anche se moralmente e fisicamente non ce la fai. Mi è capitato tante volte, ma cercavo di considerare la dialisi come un secondo lavoro e il reparto la mia seconda famiglia. Il trapianto è una seconda opportunità che ti viene concessa, una nuova vita.  Ecco perché bisogna sensibilizzare alla donazione».

Catia Di Luigi

(da “Cuore volontario”, rivista trimestrale del CSV di Teramo, dicembre 2010)

di Catia Di Luigi

sabato 19 febbraio 2011 alle 17:16

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Un commento per 'La seconda vita di Leonardo'

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  1. Sono felice di leggere questa testimonianza. Mi sento molto vicino a Leonardo, anche io sono trapiantato di rene, con il Prf.Famulari a L’aquila…
    Piu testimoniamo le nostre storie..piu sensibilizzaziamo le persone verso queste realta’..un piccolo passo che ognuno di noi puo fare per portare avanti la coscienza dei trapianti!..
    Un abbraccio forte per Leonardo ed un grosso in bocca a lupo per lui…e anche per me!.
    CIao

    Paolo Castelfranato

    20 Apr 2011 alle 16:19

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