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Il Carnevale è morto, viva il Carnevale!

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La rappresentazione del Carnevale morto

Se in tutto lo stivale si festeggia il Carnevale, a Montorio al Vomano (Teramo) sopravvive un caratteristico rito, unico nel suo genere,  che ripropone in chiave parodistica il “funerale dei festeggiamenti”. E’ il “Carnevale morto”, una tradizione che risale alla fine degli anni Venti, nata dall’idea di alcuni giovani insofferenti del regime fascista, perciò malvista dalle autorità, e proibita dopo alcuni anni fino all’immediato dopoguerra.

La manifestazione si drammatizza il giorno delle Ceneri (9 marzo), primo della Quaresima, simulando le esequie del Carnevale, appena passato, al quale i montoriesi rendono onore con spirito burlesco e beffardo, inscenando un canovaccio di satira paesana con le maschere vestite a lutto.

Si tratta di una vera e propria parodia del rito funebre decisamente sopra le righe che ha inizio con la veglia alla fonte in via dei Mulini alle ore 20.00 con la vedova del Carnevale, le maschere vestite a lutto e gli altri protagonisti che animeranno la serata; segue il corteo funebre dietro la cassa da morto di Carnevale, a cui parteciperà tutta la popolazione accompagnando la salma lungo il percorso che nei giorni precedenti viene attraversato da festosi carri allegorici, e le esequie solenni in piazza Orsini.

Come tradizione vuole, un “sacrestano” apre la processione impartendo benedizioni con il baccalà, a seguire il “prete”, che recita “le diasille”, frasi che imitano in modo scherzoso le litanie del rosario, e il morto impersonato da una persona “di spirito”, rigorosamente montoriese, che non è un attore di mestiere ma ne dà un’interpretazione umoristica e fuori dagli schemi.

Ad accompagnare il feretro pensa la banda cittadina, che alterna, nel suo incedere, marce funebri con brani di irriverente allegria. I partecipanti vestiti a lutto, sotto la direzione artistica di Vincenzo Macedone , danno libero sfogo a tutta la vena comica popolare facendo della satira piccante, ma mai offensiva, condita da scenette improvvisate sulla base di un canovaccio prestabilito, su fatti e avvenimenti accaduti in paese nel corso dell’anno appena conclusosi.

Politici, personaggi di spicco e semplici cittadini che si sono resi protagonisti di fatti singolari possono diventare inconsapevoli protagonisti delle satire. Da piazza Orsini, dove saliranno sul palco a sorpresa vari attori ad interpretare il sindaco, il medico, il cardinale ed altri, il Carnevale morto viene riportato in via dei Mulini dove resusciterà per il gran finale con castagnole e vin brulè per tutti.

Catia Di Luigi

di Catia Di Luigi

martedì 15 febbraio 2011 alle 17:40

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